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Via dei Lupi
Tappa 8.
Trevi nel Lazio – La Grancia (Morino)

Questa Tappa, che porta a scavalcare il panoramico crinale dei Monti Cantari, sottocatena che separa i Monti Simbruini dai Monti Ernici, e a passare dal Lazio in Abruzzo, è la più lunga e, sicuramente impegnativa, dell'intera Via dei Lupi!

Quick info

  • Difficoltà: EE
  • Durata: 8h e 1m
  • Distanza: 24 Km
  • Dislivello in salita: 1.376 m
  • Dislivello in discesa: 1.539 m
  • Tipologia: A piedi, Urbano

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Si tratta di una faticosa giornata di cammino, in ambiente solitario e di grande suggestione, che porta ad attraversare delle faggete di eccezionale fascino.

Si lascerà il Parco dei Monti Simbruini per entrare e attraversare, lasciandocene suggestionare ed incantare, buona parte della Riserva di Zompo lo Schioppo.

La discesa verso La Grancia , frazione di Morino, soprattutto nel tratto dopo il Buco del Càuto, richiede cautela in caso di pioggia.

Seppure si allunga di circa mezz’ora l’andata e ritorno all’eremo di Santa Maria del Càuto, noi pensiamo che valga la pena. La imponente cascata che dà il nome alla Riserva di Zompo lo Schioppo, molto spettacolare, nella stagione estiva può risultare asciutta.

 

Il percorso

Dal Giardino con il Monumento ai Caduti, antistante la SP 28 si costeggia il lato nord del paese di Trevi nel Lazio risalendo per Via Battisti, che ad uno slargo diventa Via dei Fabbri. Dopo una curva ed un quadrivio si prosegue a sinistra per Via Roma riscendendo il fianco orientale del poggio, basamento del bel borgo. Dopo un ultimo gruppo di case, con un’ampia curva-tornante ci si immette su uno stradone e si prosegue a destra in discesa tralasciando le prime due strade sterrate che si staccano a sinistra. Alla terza, sempre sulla sinistra, si comincia a seguire il segnavia 692d del Parco. Attraversato il Fiume Aniene sul Ponte S. Teodoro il tracciato prende a salire con brevi zig-zag fino ad un bivio dove si deve continuare prendendo il ramo di sinistra del percorso segnato, lasciando la valletta che davanti prosegue determinata in salita. Da qui inizia un lunghissimo traverso in diagonale che sale con una pendenza piuttosto regolare e taglia il boscoso versante settentrionale di Colle Valle Savia. Giunti ad una sella, poco dopo il 692b ridiscenderebbe sul versante opposto verso la più bassa Fonte Canai. Si deve invece continuare avanti in prossimità dello spartiacque, per lasciarlo poco dopo risalendo spostandosi a sinistra verso il prativo e cespugliato Colle i Tari, dove i segni bianco-rossi non sono sempre facili da individuare. Giunti però sulla gobba bisogna proseguire circa in direzione E sulla schiena erbosa e puntare al bosco. L’inclinazione del pendio è piacevole. Ancora un po' e quando appare una strada sterrata vi dovrà camminare sopra con una direzione NNW per superare il dislivello del successivo versante. L’itinerario di nuovo addolcisce le pendenze, si entra in una faggeta rada con spettacolari esemplari anche piuttosto vetusti fino a giungere ad un’ampia radura che si costeggerà sul suo margine destro dirigendosi verso la traccia di sentiero che fiancheggia e supera l’intero versante meridionale di Colle Viglio. Giunti alla Sella di S. Onofrio, magnifico belvedere sulle cime del Monte Viglio e di quelle vicine a Campocatino e che lambiremo più avanti, si incontrano i sentieri che risalgono i versanti settentrionali della catena montuosa dei Càntari: il 610, il 654, ed il SI. Oltre Serra Magliano il sentiero si appoggia e prende a scendere molto dolcemente con un lungo traverso in direzione SE. Dopo aver raggiunto il secondo di una coppia di fontanili della zona, non sempre attivo, si arriva nella affascinante conca intermontana di Pratiglio S. Onofrio, sormontata dai ripidi versanti del Monte Crepacuore. Tralasciando il ramo del segnavia 695 che in direzione NE proseguirebbe lungo l’ampio fondovalle verso il Valico di Femmina Morta, il cammino prosegue sulla strada sterrata sempre più evidente che prosegue sinuosa verso i quadranti più meridionali fin quando, all’altezza di un impluvio piuttosto inciso che spesso rovina la strada, si prende a salire con decisione a sinistra sul sentiero segnato da diversi cartelli di itinerari verso il Passo del Diavolo. Facendo un po' di attenzione in questo primo tratto poiché il tracciato non è molto discòsto da dei piccoli salti di roccia, oltre la valle si allarga sempre di più, e con le quote che salgono, l’acclività diminuisce assai ed il bosco si fa rado sino a lasciare terreno ai pascoli montani. La corona di creste e picchi tutto intorno sono un incanto. Arrivati quasi ai 1900 metri di quota il Fontanile perenne del Pozzotello rinfranca e ristora, quasi inaspettatamente il viandante, regalandogli un’acqua purissima e fresca. Di sorprese, dopo tanta fatica, la natura in questo angolo del Parco ne è piena, che si possono ammirare appieno facendo ancora un po’ di altri passi, circa 10-15 minuti, proseguendo a sinistra sul bel sentiero che in traverso e quasi in falsopiano raggiunge l’area di cresta, importante spartiacque e confine tra Lazio ed Abruzzo. Il panorama è veramente incantevole e vasto. Così, ci si può soffermare prima sulle cime intorno a noi del Peschio delle Ciavole e delle Cornacchie, e poco più verso settentrione del Monte Crepacuore e dell’imponente Monte Viglio. Allungando lo sguardo ad oriente le catene si affastellano, ammaliandoci e rapendo la nostra attenzione, con gli occhi sempre più attratti dalla estesa muraglia della Maiella, lontano laggiù, a chiudere l’orizzonte. Tutto quanto lo stiamo osservando dal Passo della Selvastrella, tondeggiante gobba pratosoghiaiosa da cui si avvia la lunghissima e molto impegnativa discesa verso la méta odierna. Il segnavia che ci guiderà sarà il 602B, appartenente alla rete dei sentieri della Riserva di Zompo lo Schioppo che da ora in poi attraverseremo interamente. Dopo un tratto in traverso anche ghiaioso ed un po' instabile, si prende a scendere velocemente immersi nella estesissima faggeta che ricopre tutto l’anfiteatro dei versanti orientali che va dai Monti Càntari ai Monti Ernici. Si suggeriscono dei bastoncini da trekking come tutori. Affrontati e superati i primi 300-400 metri di dislivello più impegnativi per le ginocchia, l’acclività diminuisce un po' e perdendo quasi altrettanta quota, intorno ad una altimetria di 1275 m si arriva su di una strada carrabile di servizio per la Riserva stessa. Proseguendo oltre nella stessa direzione perlopiù orientale il sentiero comincia ad avere un andamento più sinuoso, in un bosco dove la morfologia si frastaglia tra piccole vallette separate spesso da piccoli bastioni rocciosi. Si consiglia cautela ed attenzione nella ricerca dei segnavia e del percorso per non rischiare di perdersi in questo dedalo che si ripete e che può far perdere l’orientamento. La discesa è comunque lieve. Man mano poi bisogna orientarsi in direzione NW e poi N, finchè si giunge ad un’altra strada, minore e alle volte non ben evidente, da cui i segnavia dovrebbero indicare di proseguire a destra, tralasciando la stessa, e prendendo a scendere ora con più decisione. Sì è in prossimità del Buco del Càuto, passaggio sotto una volta rocciosa piuttosto suggestivo. Poco oltre si arriva ad un bivio. Qui si deve proseguire verso i segnavia di sinistra, non considerando quelli di destra che porterebbero alla Chiesetta di Santa Maria del Càuto, il cui raggiungimento richiede dei passaggi un po' delicati. Attenzione però bisogna averla anche sul sentiero di sinistra che digrada, poiché il bordo tra il pendio ed un alto dirupo non è poi così lontano, e specialmente nelle stagioni dove il sottofondo diventa più scivoloso, diventa assai importante camminare con molta cautela. Con un alternarsi di traversi e discese sostenute si perde altro importante dislivello, tant’è che raggiunta un’incisione valliva piuttosto evidente, dove scorre un torrente stagionale, il più della quota e della tappa sono state superate. Non che non manchino da superare ancora 3-4 chilometri, ma seguendo i segnavia l’arrivo a La Grancia, frazione di Morino, o prima, al campeggio e rifugio di Piano Sacramento, non sono ormai un anelito! Buon meritato riposo!