
Testo e foto a cura di Luca Soriano volontario del Servizio Civile Universale

Passeggiando lungo i sentieri della Riserva, si possono avvistare diverse specie di uccelli; non importa in che stagione ci troviamo, il picchio verde è sempre pronto a svelare la sua presenza con il suo canto ridacchiante, così come le cince saltellano da un ramo all’altro a prescindere dalla presenza o assenza delle foglie.
Ma c’è una stagione in cui a questi uccelli residenti, detti stanziali, si aggiungono tante altre specie provenienti da luoghi lontani, stiamo certamente parlando della primavera.
Con l’arrivo della bella stagione, alcuni uccelli che svernano in Africa, intraprendono un lungo viaggio che li porterà a nidificare in Europa, per questo in questa stagione possiamo godere delle acrobatiche rondini, i coloratissimi gruccioni e gli imponenti bianconi.
Come in ogni ecosistema, al vertice della catena alimentare ci sono i predatori, e parlando di uccelli, nella Riserva troviamo sia rapaci notturni, come l’allocco, sia rapaci diurni come il gheppio (Falco tinnunculus), che, puntuale come la malva che fiorisce sul grande prato, nidifica ogni anno proprio sul tetto della torre cinquecentesca.
Ma i cieli della Riserva in primavera non sono solo il cortile del gheppio (come vorrebbe lui!).
Tra i tanti uccelli migratori che arrivano affamati e stanchi, ci sono altri rapaci diurni, alcuni strettamente imparentati con il gheppio, parliamo dei falchi lodolai (Falco subbuteo).
Questi falchi, più grandi dei cugini gheppi, sono specializzati nella caccia in volo, per questo si possono vedere nei cieli della Riserva mentre inseguono allodole, rondini, passeri e libellule.
Come se non bastasse, c’è una terza specie di falco nella Riserva, così grande da poter essere considerato una vera e propria minaccia per il piccolo gheppio, si tratta dell’animale più veloce del pianeta: il falco pellegrino (Falco peregrinus).
Come il lodolaio, anche il falco pellegrino è specializzato nella caccia in volo, e come lui, non nidifica nella Riserva, ma la frequenta solo come zona di alimentazione: infatti colombacci, storni e piccioni si vedono raramente quando su Miniera Grande passa un falco pellegrino.
Quindi aguzzate la vista: sopra il giallo dello zolfo, il verde delle querce e il blu del mare, sfrecciano tre specie differenti di falchi.
Probabilmente ognuno vorrebbe tutta la Riserva per sé, ma la presenza di diversi predatori che riescono a convivere, sta a significare che Tor Caldara rappresenta un vero e proprio serbatoio di biodiversità, in grado di sostentare diverse specie di rapaci, grazie alla sua ricchezza di insetti, roditori, piccoli uccelli, anfibi, rettili e tanto altro.
Vi aspettiamo con il binocolo al collo!
9 giugno 2026