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Via dei Lupi
Tappa 12.
Anello Ramo Ovest
Pescasseroli – San Donato Val di Comino

Tappa lunga ma non faticosa, porta al bellissimo borgo di San Donato Val di Comino, nel versante laziale del Parco Nazionale

Quick info

  • Difficoltà: EE
  • Durata: 5h e 30m
  • Distanza: 18,5 Km
  • Dislivello in salita: 528 m
  • Dislivello in discesa: 932 m
  • Tipologia: A piedi, Urbano

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Con una prima metà tra salite che alternano radure e boschi di faggio e strade bianche che costeggiano grandi pianori ed una seconda parte, in prossimità dell’area di Forca d’Acero dove la discesa per un’antica mulattiera costruita ad arte attraverso boschi di conifere e latifoglie miste con prevalenza di querce, ci accompagnerà fino alla mèta.

Incantevole sarà immergersi, dopo aver incontrato il bel fontanile de La Difesa (acquerello), il bosco di faggi vetusti, quasi patriarcali, e intravedere il Rifugio omonimo, con affianco una chiesetta in legno.

Il tutto è arricchito prima da un piccolo prato, balcone panoramico sul massiccio del Monte Marsicano e più avanti, in due tempi ben distinti, da vasti pianori, ricchi pascoli montani, suggestivi e lasciano libero spazio al vagare delle gambe e dei pensieri: Campo Rotondo prima e Campolungo poi.

E pensando ai declivi erbosi e belvedere sull’infilata di belle cime e valli sospese, per memoria glaciale, della Serra delle Gravare (foto) che ricoprono i pendii meridionali posti poco sotto il passo di Forca d’Acero, forse questa tappa della Via si potrebbe ben ricordare per i tanti deliziosi e vasti spazi aperti.

La lunga discesa verso il bel borgo di San Donato in Val Comino riserva ancora tante cose da ammirare, infatti la vegetazione arborea cambia, entrando in un esteso bosco di conifere; dove è però il paesaggio, sintesi del lavoro dell’uomo che governa e plasma la natura, che incanta. Infatti qui l’uomo ha costruito un  robusto e armonico camminamento, espressione dell’ingegno e della forza di volontà, dove gli alti muri a sassi ancora ben tenuti e che hanno rettificato l’andamento dei versanti e superato impluvi, rimangono a testimonianza di tutto ciò.

Così, giungere al bellissimo borgo è stimolo anche per approfondire la storie accumulatesi nel tempo, fatte di montanari e del loro rapporto antico con i luoghi severi e ripidi, ma anche di linee tedesche della seconda guerra mondiale e di attività mineraria.

Il Percorso

Lasciando l'abitato di Pescasseroli sulla strada principale in direzione di Opi, alla prima rotatoria poco prima del ponte che supera il Fiume Sangro, si deve prendere la seconda strada asfaltata che prosegue quasi nella stessa direzione di quella entrata nella rotatoria. Questa parte coincide con il Sentiero Italia. Al primo bivio si tralascia la strada che prosegue dritta e si continua lungo quella di destra. Poco più avanti diventa sterrata, dopo una curva destra, più in su fiancheggia una serie di capannoni e inizia a salire dolcemente; e dopo una radura ed un tratto boscato il percorso si apre su di un ampio prato con a sinistra il bel fontanile de La Difesa. A monte dello stesso si lascia la strada bianca del C1 e si prende, a sinistra, il sentiero con segnavia C3 che coincide sempre con il SI. Si sale tra isolati e maestosi faggi, su uno stradello limitato da graziosi e bassi muretti in pietra e nella parte alta sulla destra si ammira la piccola Baita Alpina "Padre Terzi". Ancora poco e sulla sinistra, sul crinale aperto e punteggiato di faggi spettacolari, si erge il Rifugio de La Difesa, con affianco una chiesetta in legno. Il sentiero si appoggia, supera una salita con sassi ricoperti di muschio, va in traverso e arriva su un prato, balcone panoramico sul massiccio del Monte Marsicano. Qui c'è il bivio con il segnavia D4 che arriva da sinistra. Lo stradello che riprende a salire verso destra, entra nel bosco per riuscirne dove si lambisce la stessa strada bianca lasciata al fontanile. Qui si osserva una croce in legno. Si traversano i prati per lungo e mantenendosi sulla parte vicino al margine del bosco dopo un pò il sentiero affronta, all'interno della faggeta, un tratto di salita più impegnativa. Si arriva sull'ampia strada bianca all'altezza del bivio tra il C3 che prosegue in salita verso il Valico di Monte Tranquillo ed il C1, che seguiremo lungo la strada verso sinistra, circa in direzione Sud. Si è in un prato con un edicola. La strada dolcemente scende fino al bivio con il D5 che da sinistra si congiunge alla strada dopo aver attraversato il grande pianoro di Campo Rotondo. Si cammina ancora avanti sulla comoda sterrata fino a quando la si lascia continuando, ad una piccola radura, sulla destra (S) per lo stradello dove prosegue il D5, tralasciando il C1 ed il SI. Dopo un primo tratto più sostenuto, nel momento che l’itinerario si appoggia e la strada prende a riscendere, ad un trivio si deve svoltare per la strada che sale a sinistra. La curva è stretta e non ci sono pali con frecce, quindi bisogna fare attenzione ai segnavia! Ù Ancora una salita impegnativa fino all'affaccio sull'altro ampio e bel pascolo montano di Campolungo. Lo si attraversa sulla strada fino quasi al limitar del bosco opposto, quando il sentiero prosegue per prati verso destra. Si va avanti diritti e in salita fino a puntare ad una stretta fisica, passando tra scogli rocciosi più importanti; oltre il percorso si appoggia. Si rientra nel bosco camminando nella parte ampia del fondovalle fino a ricominciare a camminare su uno stradello sterrato che ci guiderà fino ai bei e panoramici prati posti poco sotto il passo di Forca d'Acero, da cui si ammira l'alta valle omonima e d'infilata le belle cime e valli sospese, di antichi trascorsi glaciali, della Serra delle Gravare. Poco dopo un ampio e comodo tornante sulla sterrata diventata un’ampia e carrabile strada bianca: il D5 entra nel P1 che proviene dal passo e che seguiremo fino alla fine della tappa, dopo aver perso molto dislivello, circa 600 m di quota. Così, si scende a destra verso il vecchio rifugio Duca D’Aosta al limitare della strada provinciale SR 509 che si attraversa con un sottopasso. Oltra si incontra un abbeveratoio e preso lo stradellomulattiera si continua scendere superando poco dopo l'impluvio principale. Inizia qui, dove la vegetazione arborea cambia per la dominanza di essenze aghiformi di conifere, un’opera di ingegneria storica che incanta: il camminamento che arriva fino a San Donato. Infatti in alcuni tratti si potranno ammirare gli alti muri a sassi di sostegno all'opera, che hanno rettificato l'andamento dei versanti di questo lato della valle e che hanno permesso di fare risalire carri molto su rispetto al paese sottostante. Digradando con un passo regolare e comodo si tralascia sulla sinistra prima il segnavia P7 e poi il P6. Subito appresso il sentiero perde quota con una serie di tornanti con il bel borgo che si avvicina sempre di più.