Parco Nazionale

Abruzzo, Lazio e Molise

Natura in Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise

La natura del Parco

Il settore laziale del Parco d'Abruzzo, Lazio, Molise è suddiviso in tre distinti nuclei. Il più settentrionale è il vallone Carbonara e poi Capo d'Acqua, che dal rifugio di Iorio si inoltra tra i salti rocciosi del monte Serrone e della Rocca fin quasi alla strada provinciale tra Campoli Appennino e San Donato Val di Comino. Seguendo lo spartiacque, un altro piccolo lembo è quello a sud del valico di Forca d'Acero, fino alla dirimpettaia cima della Serra Traversa. Infine, di gran lunga il più esteso è il nucleo della verdissima valle Canneto, che dai Tre Confini scende fino al grande Santuario della Madonna di Canneto e poi al lago di Grottacampanaro, verso Picinisco.

Tutta la val Canneto è ricoperta da un fitto bosco di faggi. Vi si possono incontrare caprioli, cinghiali , ma anche vacche e cavalli allo stato brado. Il torrente che ne percorre il fondovalle appare e scompare tra i massi, formando bellissime pozze, piccoli salti e – soprattutto nel tratto presso il pianoro del santuario - le caratteristiche "marmitte dei giganti" (forme di erosione chimico-fisica della roccia calcarea causate dall'acqua).

Di natura artificiale è invece il piccolo lago di Grotta Campanaro di poco a valle dell'area del santuario, dove uno sbarramento arresta e raccoglie in un bacino le acque del Melfa.

Fauna e flora, in generale, sono quelle di grande importanza e bellezza del versante abruzzese del parco per cui ogni escursione può riservare sorprese.

Diversamente che negli altri due Parchi Nazionali abruzzesi, l'identità geografica ed orografica dell'area protetta non è definita con nettezza. Così, a individuarne al meglio il contorno sono i rilievi che circondano dai due versanti l'alto corso del fiume Sangro, che proprio ai confini settentrionali del Parco ha le sue sorgenti.

Dal passo del Diavolo si snodano come in una serpeggiante catena secondaria le vette calcaree del Monte Pietra Gentile (1.978 metri), del Palombo (2.013 metri), del Marsicano (2.245 metri) e del Godi (2.011 metri), da un lato; il Monte Marcolano (1.940 metri), il Cornacchia (2.003 metri, appena oltreconfine), il Tranquillo (1.841 metri) dall'altro, affacciato sulla Ciociaria.

Tra il valico di Forca d'Acero e lo specchio d'acqua del lago di Barrea ecco poi il cuore del Parco, costituito dal groppone verdeggiante di boschi del Monte Amaro (1.852 metri) e dalle balze rocciose della spettacolare Camosciara, tra lo Sterpi d'Alto (1.966 metri) e la cima dei Tre Mortari (1.944 metri). Oltre il valico di Forca Resuni, una delle mete più battute dagli escursionisti, si elevano infine i massicci della Meta e delle Mainarde, con cime che raggiungono e superano i 2.200 metri tra cui il Petroso (2.249 metri), la Meta stessa (2.242 metri), il Forcellone (2.030 metri).

Quello artificiale di Barrea, ottenuto nel 1951 con uno sbarramento sul Sangro, è l'unico esteso lago del Parco. Quelli di Scanno e di Castel San Vincenzo sulle Mainarde, il primo originato da una frana e il secondo di origine artificiale, sono appena aldilà dei confini mentre i bei laghetti Vivo e di Grottacampanaro sono di modesta estensione, tanto che almeno il primo si presenta talvolta del tutto asciutto a fine estate.

Su molti dei rilievi più alti, come la Meta e il Marsicano, è ben evidente l'azione dei ghiacciai quaternari che modellando le rocce e quindi ritirandosi hanno lasciato dietro di sé circhi, morene, massi erratici. Alle acque piovane e meteoriche appartengono invece altri fenomeni erosivi, talvolta dalle tracce imponenti come la forra spettacolare della Foce di Barrea: cinque chilometri dove le acque del fiume Sangro scorrono sul fondo di una gola vertiginosa, dopo la parentesi statica e solare del lago di Barrea.

Nel territorio del Parco ricadono le Riserve Statali di Colle di Licco e di Feudo Intramonti, istituite rispettivamente nel 1971 e nel 1972 all'interno del territorio comunale di Civitella Alfedena.

L'orizzonte vegetale dominante è quello della faggeta mentre a quote più basse, tra gli 800 e i 1200 metri di quota, prevalgono i querceti soprattutto a cerro misto ad aceri, carpini e meli selvatici.

La flora comprende altri e più appariscenti endemismi tra cui il giaggiolo della marsica, assieme a specie comunque rare e di grande bellezza come la scarpetta di Venere, il camedrio alpino e la peonia selvatica, l'aquilegia, la genziana appenninica. Oltre alle piante superiori, in tutta l'area protetta è stata documentata dagli studiosi la presenza di 342 specie di funghi, 151 di licheni, 174 di muschi, 36 di epatiche.

L'animale più famoso del Parco, e anche il più minacciato, è l'Orso marsicano o bruno. Di taglia leggermente ridotta e a dieta generalmente vegetariana, la sottospecie marsicana del plantigrado è rappresentata oggi da una popolazione di alcune decine di esemplari e la val Canneto e le altre del versante laziale sono quelle dove la sua presenza è segnalata regolarmente.

Quanto al lupo, vive in branchi di alcuni individui, come testimoniano ai più fortunati gli ululati di gruppo e le impronte rinvenute sulla neve durante i mesi invernali. Tra i carnivori segnalati al parco da qualche tempo figura anche la lince.

Altri grandi mammiferi che si possono osservare – stavolta con assai minore difficoltà – nel territorio del Parco Nazionale sono i camosci (appartenenti alla sottospecie Rupicapra pyrenaica ornata, diversi quindi dai camosci alpini), i caprioli, i cervi, presenti con alcune centinaia di esemplari.

Tra gli uccelli, aquile reali e falchi pellegrini frequentano gli habitat rupestri per la nidificazione, assieme a gracchi alpini e corallini. I pascoli di quota ospitano la sempre più rara coturnice , mentre è nel fitto dei boschi che vanno cercate altre presenze di tutto rispetto: come l'astore e il picchio dorsobianco, la salamandrina dagli occhiali tra gli anfibi, la Rosalia Alpina e il cerambice tra gli insetti.