Il Parco regionale dei Castelli Romani rinnova il suo impegno in prima linea per la tutela della biodiversità. Dal 2015, l'area protetta partecipa attivamente alla Rete Regionale di Monitoraggio del Moscardino (Muscardinus avellanarius), un progetto scientifico che vanta oltre un decennio di attività.
Il personale del Parco nello specifico i tecnici naturalisti in collaborazione con i Guardiaparco monitorano costantemente questo piccolo roditore protetto per raccogliere dati preziosi sulla sua presenza, distribuzione e densità di popolazione.
Il moscardino non è solo un piccolo e straordinario abitante dei nostri boschi, ma svolge un ruolo cruciale per la ricerca:
- indicatore ecologico: essendo una specie bioindicatrice, la sua presenza o assenza rivela direttamente la qualità e la salute dei boschi del Parco;
- tutela della biodiversità: è un animale estremamente sensibile ai cambiamenti ambientali. Proteggere lui e il suo habitat significa preservare l'intero ecosistema forestale.
Il personale del Parco adotta metodologie scientifiche e non invasive per tutelare la specie attraverso azioni concrete:
- cassette nido installate sui rami: appositi rifugi in legno che imitano le cavità naturali, offrendo un riparo sicuro per il riposo, la riproduzione e il letargo;
- controlli periodici: in primavera, estate e autunno i tecnici ispezionano le cassette per censire gli esemplari e raccogliere dati utili;
- manutenzione invernale: tra febbraio e la fine dell'inverno, si procede alla pulizia e alla cura dei nidi per prepararli alla nuova stagione riproduttiva.
Il monitoraggio, esteso su circa 36 siti campione nel Lazio, ha permesso di delineare un quadro chiaro e dettagliato, i cui dati sono condivisi nei portali Open Data della Regione Lazio:
- presenza stabile ma isolata: il moscardino resiste nelle aree boschive più idonee, ma la sua diffusione è spesso limitata a "isole" verdi a causa della frammentazione del territorio;
- l'importanza dei corridoi ecologici: per garantire la sopravvivenza della specie, è vitale tutelare siepi e arbusti che collegano le grandi foreste, permettendo agli animali di spostarsi senza subire l'isolamento genetico;
- boschi maturi e gestione sostenibile: le popolazioni sono più stabili dove il sottobosco è ricco di biodiversità e prevalgono alcune specie come ad esempio noccioli, querce, castagni e dove le pratiche forestali rispettano l'ambiente;
- efficacia dei rifugi artificiali: le cassette nido si sono rivelate una risorsa fondamentale, nel periodo riproduttivo del moscardino, ma anche per tante altre specie che popolano il Parco come ghiri, cinciarelle e altro.
Il Parco dei Castelli Romani non si ferma alla ricerca: attraverso l'educazione ambientale, promuove regolarmente incontri e laboratori dedicati alle scuole e ai cittadini. Far conoscere la fauna selvatica rappresenta il primo passo per insegnare il rispetto degli animali che popolano il bosco e promuovere una frequentazione consapevole della natura.