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Il ruolo delle zone umide

    In Italia in epoca romana le zone umide si estendevano per 3 milioni di ettari, nel XX secolo ricoprivano una superficie pari a meno della metà, ad oggi si sono ridotte a circa 200.000 ettari. Se da una parte questi numeri testimoniano il successo delle bonifiche delle paludi e della lotta alle malattie ad esse collegate, dal punto di vista naturalistico questo si è tradotto nella perdita di numerose specie animali e vegetali ad esse collegate, tanto che oggi sono protette da diverse leggi nazionali e convenzioni internazionali (Convenzione di Ramsar, Direttiva 79/409/CEE "Uccelli", Direttiva Direttiva 92/43/CEE "Habitat") Oltre a costituire ecosistemi ad elevatissima diversità biologica (seconde solo alle foreste tropicali) e produttività, le zone umide svolgono un ruolo prezioso per l’equilibrio ed il funzionamento dei bacini idrografici in cui sono inserite, attraverso importanti azioni di protezione del territorio tra cui il contenimento delle ondate di piena fluviali; il miglioramento della qualità delle acque per le loro naturali capacità depurative di sostanze organiche e tossiche; il ripristino delle falde acquifere; il riciclo di azoto, zolfo e carbonio; l’assorbimento di CO2 e il rilascio in atmosfera di metano che insieme allo strato di ozono scherma la radiazione ultravioletta; la regolazione del microclima attraverso la riduzione a livello locale delle escursioni giornaliere e stagionali delle temperature e mitigazione dei periodi di siccità.

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