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Lago di Vico
Riserva Naturale Regionale

Lago di Vico

Natura in Riserva Naturale Regionale Lago di Vico

La natura del Parco

Gli ambienti più caratterizzanti sono rappresentati dal lago con il canneto che lo circonda quasi ovunque, la zona umida in corrispondenza della località Pantanacce, i prati-pascoli naturali, i seminativi, i coltivi a nocciolo e, più in alto, a castagneto da frutto; seguono il bosco ceduo e d'alto fusto con la cerreta e la faggeta nella parte più alta.

L'attività vulcanica che ha dato origine all'attuale comprensorio vicano, tipico per la conformazione a forre, altipiani e dolci colline, è iniziata circa 800.000 anni fa. Il periodo di maggiore attività si concentra tra i 400.000 e i 90.000 anni fa. Essa si è sviluppata da un vulcano centrale, il vulcano di Vico, un edificio alto in origine più di 2500 metri e impostatosi su una vasta area pianeggiante costituita da depositi argillosi. A seguito di un'impressionante serie di eruzioni avvenute tra i 200.000 e i 150.000 anni fa, la parte sommitale è in seguito collassata andando a formare una caldera di sprofondamento, in seguito occupata dal lago, dal fondo della quale successivamente si è costituita l'altura di monte Venere sulla quale sono state individuate diverse bocche eruttive. Il vulcano di Vico, a chimismo alcalino-potassico (tipico del territorio laziale), ha messo in posto ingenti quantità di materiale attraverso un'attività prevalentemente esplosiva violenta, caratterizzata dalla deposizione di spessi strati di materiali di ricaduta e di flusso (comunemente conosciuti con i nomi di tufo e pozzolana) e in parte effusiva con la deposizione di lave prevalentemente leucititiche definite così per la presenza di un minerale, la leucite.

In particolare l'attività vicana è stata suddivisa da vari autori in 4 fasi distinte, anche se la letteratura scientifica recente preferisce parlare di tre fasi:

- la prima fase di attività del vulcano di Vico è datata tra gli 800.000 e i 400.000 anni ed è caratterizzata dalla deposizione di piroclastiti di ricaduta (conosciute con il nome di "formazione di tufi stratificati varicolori"), costituti da cineriti, lapilli e pomici alternati a ingenti colate laviche.

- la seconda fase, compresa tra i 350.000 e i 200.000 anni fa, a carattere prevalentemente effusivo, porta alla costruzione dell'edificio vulcanico vero e proprio con l'emissione di lave a chimismo variabile, che nella serie dal basso (lave leucitiche) verso l'alto sono sempre meno ricche i silice (SiO2).

- la terza fase, compresa tra i 200.000 e i 150.000 anni fa, attraverso catastrofiche esplosioni simili a quelle del Vesuvio, porta alla deposizione di enormi spessori di piroclastiti che ricoprono quasi tutto il territorio del vulcano di Vico e sono quelle maggiormente in affioramento. Questa attività termina con il collasso della parte sommitale dell'edificio con la formazione della caldera di sprofondamento.

- la quarta fase, attiva fino a 95.000 anni fa, è caratterizzata dalla deposizione di prodotti piroclastici idromagmatici, in seguito a violente esplosioni dovute all'interazione del magma con l'acqua che nel frattempo si era depositata sul fondo della caldera a formare un primordiale bacino lacustre. Con essa l'attività vicana si conclude con l'edificazione, nel settore NE della caldera, del cono lavico di monte Venere.

 

Il fondo della conca craterica, oltre che dallo specchio d'acqua del lago, è occupato da coltivi che in quest'angolo di viterbese sono rappresentati tipicamente da noccioleti. Parte delle sponde presenta lembi anche estesi di canneto, come nell'area delle Pantanacce, e alberature a salici e pioppi. Quanto ai versanti acclivi della conca, sono invece ammantati da una fitta copertura forestale. Per le sue caratteristiche spicca tra i boschi della riserva la faggeta di monte Venere, l'altura sorta durante le ultime fasi eruttive del vulcano vicano. Di grande bellezza e ricca di esemplari maestosi, è classificata dai botanici come faggeta depressa perché situata a una quota insolitamente bassa per quest'albero tipico dei versanti appenninici. Tra le specie presenti nel sottobosco si segnalano l'agrifoglio, il pungitopo, la dafne laurella, le felci e ancora il narciso, la scilla silvestre, gli anemoni, i ciclamini, i gigli, numerose orchidee nonché oltre trecento specie di funghi .

Le acque del lago ospitano un'avifauna di tutto rispetto. Lo svasso maggiore è nidificante con diverse coppie, mentre per anatre e folaghe il lago è uno dei luoghi di svernamento più importanti del Lazio. Gufo di palude e pellegrino sono ospiti più discreti, ma a Vico viene talvolta osservato – anch'esso in particolare durante i mesi invernali - anche il più raro lanario, un falconiforme dall'areale italiano sempre più ridotto. Tra i mammiferi è accertata la presenza del tasso, di martore e faine, del cinghiale e di diverse altre specie tra cui molti roditori forestali quali moscardino, ghiro e quercino. Raganelle, ululoni e testuggini palustri sono tra gli anfibi e rettili censiti. Le acque del lago, infine, ospitano una discreta varietà di pesci nonostante le ripetute immissioni di specie alloctone (esotiche) a scopo di pesca sportiva. Tra gli altri, sono presenti lucci, tinche, scardole, cavedani e triotti. Nei boschi più annosi della riserva sono presenti tre specie di picchi: il picchio verde, il picchio rosso maggiore e il più localizzato rosso minore.