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Monte Venere e il Pozzo del Diavolo

Uno sguardo ad uno dei siti archeologici più interessanti del centro Italia

    Monte Venere è la testimonianza dell'ultima fase di attività del vulcano vicano. Si è eretto all'interno della grande caldera in cui oggi si trova il lago di Vico tra 95.000 e 91.000 anni fa.

    Nei pressi della sommità, a circa 850 metri di altitudine, si apre la cavità d'origine vulcanica più grande della regione, il cosiddetto "Pozzo del Diavolo", erroneamente considerata una bocca eruttiva. Al suo interno sono stati effettuati degli scavi archeologici sin dagli anni '70 del secolo scorso. Le ricerche in esso condotte hanno portato alla luce una serie di fasi di frequentazione risalenti al Neolitico, con due momenti di frequentazione attorno al 5400 e al 4000 a.C..

    All'interno della cavità sono stati rinvenuti oggetti ceramici particolari che hanno dato il battesimo ad una facies peculiare della ceramica neolitica detta, appunto "di Monte Venere". Sono stati inoltre recuperati oggetti con caratteristiche assai siimili a manufatti prodotti in area adriatica nello stesso periodo, testimonianti la fitta rete di scambi e contatti esistente sin dal Neolitico. Nella grotta si venerava probabilmente una divinità legata alla fertilità della terra e alla quale si offrivano cibo e vasetti niniaturistici di terracotta che lo contenevano.

    Anche alle sue pendici sono state rilevate aree in cui erano presenti dei villaggi durante la successiva età del Bronzo: a quell'epoca il livello del lago era certamente più alto dell'attuale e questi abitati erano resi più sicuri dalle acque, che circondavanoquasi totalmente l'altura che si presentava come una penisola.

    Gran parte dei reperti recuperati si trova oggi al Museo delle Civiltà, un tempo museo storico ed etnografico "Luigi Pigorini", nella Sezione "Preistoria e protostoria". Per approfondire sul Neolitico e sulla cavità vai a questa pagina.

    Informiamo che non è consentito l'accesso alla cavità ai sensi dell'art. 28 della Legge regionale 29/1997, per la tutela della fauna selvatica. L'accesso espone i contravventori, oltre ai rischi connessi con un difficile salto di roccia (sono stati segnalati numerosi incidenti) e con la probabile caduta di massi dall'alto, anche ad una sanzione. Il divieto di accesso è anche segnalato in loco. Non è un caso che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco abbia recentemente realizzato un'attività addestrativa di soccorso SAF - Speleo Alpino Fluviale proprio nella cavità. Vedi il video

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