Uomo e Territorio

Cripta Basilica Santo Sepolcro
Nella foto: Cripta Basilica Santo Sepolcro

Basilica Santo Sepolcro

LA BASILICA del Santo Sepolcro

La tradizione fa risalire la fondazione della basilica a Matilde di Westfalia (895-968), madre di Ottone I il Grande, la quale, in viaggio dalla Germania con l’intento di erigere a Roma un santuario dedicato al S. Sepolcro, fece sosta ad Acquapendente dove, spinta dagli eventi o da un sogno premonitore, ordinò di far costruire la chiesa.

Originariamente a forme romaniche, ha subito nel tempo diverse trasformazioni fino al secolo XVIII quando, in conformità con i canoni del barocco settecentesco, venne interamente ricostruita la facciata e sostanzialmente modificata la navata centrale. Il suo interno si sviluppa su tre livelli: il superiore del transetto con l’altare centrale e le cappelle di S. Ermete e del Sacramento; il mediano con le tre navate; l’inferiore con la cripta romanica del XII secolo. Anticamente l’interno della basilica era caratterizzato da due file di pilastri che differivano nella forma e nel numero (quattro a sinistra e tre a destra). Di questi pilastri rimangono sulla sinistra, a terra, le quattro basi di diversa fattura “a croce lobata”, “circolare” ed “esagonale” e sulla destra il primo dei pilastri di forma ottagonale a mattoni; il soffitto barocco a finta volta, crollato a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato sostituito da capriate e da coperture lignee.

Collocati a decorare il fronte degli amboni sono due pregevoli bassorilievi, quello di sinistra raffigura l’Arcangelo Michele in piedi sul drago sconfitto, quello di destra rappresenta la scena in cui Raffaele Arcangelo conduce il piccolo Tobia dal padre cieco per guarirlo. Entrambi di provenienza ignota, sono da attribuire ad Agostino di Duccio (1418-1481)

In fondo alla navata centrale è collocata una fonte battesimale in travertino proveniente dalla Chiesa di Santa Vittoria raffigurante i dodici apostoli, risalente al XIV° secolo.

Dietro l’altare sono visibili i pregevoli stalli lignei del coro, in noce, commissionati tra il 1685 ed il 1688 allo scultore Matteo Monsù. Ogni stallo è caratterizzato al centro da ovali con piccoli angeli scolpiti che tengono in mano i simboli della passione (chiodi, lancia, spugna, velo etc.).