
Storie sull'avifauna di Monte Rufeno
La nostra aquila (Circaetus gallicus)
Parliamo del Biancone, chiamato anche Aquila dei serpenti. Con una apertura alare fino a 1,8 metri è il più grande rapace che possiamo osservare nel territorio della Riserva Naturale Monte Rufeno e di Acquapendente; si distingue per le parti inferiori delle ali e del ventre molto candide che contrastano con la testa e il petto generalmente marroni. È veramente uno spettacolo poterlo osservare solcare i nostri cieli; come tutte le aquile si trova al vertice della catena alimentare, ma questa specie è specializzata nella cattura dei serpenti. Grazie ai grandi occhi frontali che permettono una acutissima vista riesce ad individuare i serpenti a grande distanza, in particolare durante le prime ore calde della giornata, quando i rettili giacciono al sole.
Questa specie è inoltre capace di mettere in atto uno “spirito santo”, il cosiddetto volo stazionario. A causa delle grandi dimensioni non può esercitare gli stessi repentini vortici d’aria che permettono ad un Gheppio di “immobilizzarsi nell’aria”, ma nonostante ciò riesce a performare un “danza aerea” che lo rende il più grande uccello al mondo capace di un volo stazionario. È grazie all’esecuzione di questo volo che riesce ad osservare da un punto fermo i leggeri movimenti delle sue prede tra l’erba.
Durante il periodo riproduttivo nell’alta Tuscia non è particolarmente numeroso, ma raggiunge una certa “saturazione” dei territori, vale a dire che il numero attuale delle coppie riproduttive è stabile e continuativo. All’interno del territorio della Riserva sono generalmente presenti due coppie riproduttive. Il biancone si riproduce di solito all’interno della foresta, mentre per cacciare le sue prede necessita di aree naturali aperte come i pascoli e i prati cespugliati, che ricerca anche a diversi chilometri dal nido. Per la costruzione del nido necessita della presenza di alberi maturi, in aree con basso disturbo antropico, e per questo la Riserva rappresenta un sito riproduttivo molto importante.
Si tratta di una specie migratrice, sverna nell’Africa sub sahariana dalla fine di settembre ai primi di marzo. Per giungere in Italia i bianconi seguono una rotta migratoria particolare: per evitare di attraversare larghi tratti di mare, dove non si formano le correnti calde ascensionali di cui hanno bisogno, passano dallo stretto di Gibilterra e lungo le coste spagnole e francesi, per poi incanalarsi in Liguria e scendere nell’Italia peninsulare. Ogni anno nella prima decade di marzo i bianconi giungono nel nostro territorio provenendo da nord-ovest. È particolarmente emozionante il loro arrivo, anche perché la nostra zona può vantare un discreto passaggio migratorio di questa specie: in determinate giornate di marzo e settembre si possono osservare nel nostro territorio anche alcune decine di esemplari in migrazione.
La femmina depone un singolo grande uovo che necessita di una incubazione di oltre un mese per schiudersi, mentre il piccolo aquilotto resta nel nido per 3 mesi prima dell’involo. Questo considerevole sforzo riproduttivo dedicato a un singolo esemplare rende il successo riproduttivo molto basso. Per crescere il pullo la coppia deve catturare un gran numero di serpenti ed avere un territorio di caccia molto ampio. A causa del riscaldamento globale questa specie sta progressivamente colonizzando l’Europa centrale, anche se in diverse aree si tratta di un ritorno in seguito a estinzioni locali per mano umana. Eppure, nonostante questo apparente incremento, la specie sta incontrando numerosi rischi per la sua conservazione. Le estati eccessivamente torride e siccitose rappresentano un problema in quanto i rettili tendono a rimanere nascosti per proteggersi dal caldo e non sono individuabili dai bianconi, i quali si devono spingere più lontano e a quote sempre maggiori per cacciare. In Africa sono noti drammatici declini e l’elettrocuzione rimane causa principale di morte.
Testo e foto di Francesco Barberini & Matteo Faggi