
Storie sull'avifauna di Monte Rufeno
Il Picchio muraiolo (Trichodroma muraria)
Questo inverno nel centro storico di Acquapendente abbiamo avuto un visitatore molto particolare, il Picchio muraiolo. Si tratta di un piccolo uccello di circa 15 gr di peso e 20 cm di lunghezza. Come dice il suo nome (muraria) si tratta di una specie rupicola che vive in montagna sulle pareti rocciose e si riproduce in alta quota sopra i 1500 metri di altitudine e fino anche a 3000 metri, è diffuso nelle regioni montuose dell’Europa meridionale ed Euroasiatiche. E allora cosa ci fa ad Acquapendente? Questa specie si nutre di insetti e in inverno si sposta molto più a valle evitando la neve e il clima rigido e trova delle aree rocciose ben esposte al sole dove può reperire ancora gli insetti e i ragni di cui si nutre.
Succede che, specialmente in inverni molto rigidi e nevosi, la scelta del sito di svernamento possa ricadere in zone abitate con presenza di grandi costruzioni murarie come torri, castelli, muraglioni in pietra, ecc. che possono riprodurre il suo ambiente naturale. Presso il campanile di Acquapendente e nelle mura del chiostro di S. Francesco nel mese di novembre è comparso un bellissimo esemplare e in alcuni momenti è stato possibile osservarlo. L’ultima segnalazione della specie nel territorio comunale risaliva ad oltre 10 anni fa.

Il picchio muraiolo è una delle specie più belle e rare dell’avifauna italiana, ha il corpo di colore grigio, il maschio ha la gola nera in abito riproduttivo, la femmina bianca; le ali possiedono parte delle remiganti e delle copritrici di un colore rosso vivo e delle macchie circolari bianche all’estremità, la coda è nera con bordo bianco. I movimenti che compie durante il suo volo ricordano quelli di una farfalla (viene chiamato infatti “farfalla delle rocce”). La bellissima colorazione delle ali si manifesta quando l’uccello le apre per volare e per compiere movimenti a scatto mentre si sposta sulle pareti. Possiede delle zampe con dita molto lunghe e unghie enormi che gli servono per aderire alle sporgenze e alle pareti verticali e che gli consentono di spostarsi in tutte le direzioni; il becco è molto lungo e ricurvo, perfettamente adatto a essere inserito nelle crepe, fessure e piccoli fori e tirare fuori le sue prede, molto spesso ragni e insetti che passano l’inverno nascosti in tali anfratti. Nonostante non sia in preoccupante declino è una specie che necessità di protezione; è molto sensibile al disturbo causato dalla frequentazione umana dei siti rocciosi in cui si riproduce e risente dei cambiamenti che subisce il suo habitat per vie del riscaldamento climatico, soprattutto per quanto riguarda le popolazioni appenniniche.
Testo e foto di Matteo Faggi & Francesco Barberini