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Il Tempio di Giunone Sospita

Nel cuore di Lanuvio (RM), uno dei comuni all’interno del Parco dei Castelli Romani, si possono visitare i resti archeologici dell’antico Tempio di Giunone Sospita (dal termine latino Iuno Sospita che significa “propizia”). Una divinità appartenente alla mitologia romana che veniva venerata nell’antica Lanuvium, solitamente rappresentata con una pelle di capra sul capo, una lancia in mano e accompagnata da una serpe. Come testimonia Cicerone, il principale centro di culto di questa divinità era appunto il santuario di Lanuvio, luogo dove si trovavano tra l’altro numerosi edifici religiosi.

Si ritiene che il Tempio di Giunone Sospita, fu edificato sull’acropoli verso la fine del IV sec. a. C. A questo periodo si possono attribuire, alcune strutture in peperino ancora visibili e una serie di terrecotte architettoniche rinvenute negli scavi effettuati alla fine del 1800 da Lord Savile e che in buona parte sono conservate presso il British Museum di Londra. Il Tempio tardo-arcaico, fu quasi completamente distrutto nel V sec. d.C., ma i reperti ancora visibili e gli scavi archeologici che si sono succeduti nel tempo hanno permesso di individuarne la struttura. Molto probabilmente si trattava di un portico a due piani con volte rivestite da pregiati mosaici, in fondo al portico probabilmente c’era un’entrata più stretta che conduceva ad una serie di cunicoli sotterranei dove, si supponeva vi fosse la grotta che custodiva il serpente sacro a Giunone Sospita. Al periodo della conquista romana di Lanuvio (circa 338 a.C.), risalgono i lavori di rifacimento del Tempio che mutò di poco rispetto alla precedente struttura e vennero riutilizzati blocchi appartenenti a quest’ultima.

L’importanza di questo luogo di culto è sostenuta dai documenti storici che testimoniano di numerosi interventi di restauro da parte dei romani, che accettarono l’alleanza con Lanuvio dopo la sconfitta della Lega Latina (fine VI sec. a.C.) a patto di poter condividere il santuario dedicato a Giunone Sospita. Nel Tempio come narra Properzio, si svolgeva ogni primavera un rito propiziatorio per il raccolto, durante il quale un gruppo di fanciulle vergini doveva offrire focacce ad un grosso serpente, che si trovava nei sotterranei. Se il serpente accettava il dono, si prospettavano raccolti fruttuosi, viceversa se lo rifiutava, una fanciulla impura, cioè colei che aveva perduto la verginità, veniva sacrificata per scongiurare la carestia.   

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