
Una vita tra terra e acqua


Tra le diverse specie di vertebrati che popolano il Parco dei Castelli Romani, gli anfibi che alla nostra latitudine si dividono tra urodeli (tritoni e salamandre) e anuri (rane e rospi), sono quelli maggiormente esposti al rischio estinzione per una serie di fattori tra i quali: le ridotte dimensioni, le limitate capacità di movimento, i cambiamenti climatici, la necessità di disporre di habitat acquatici per la riproduzione, ma anche fattori legati ad attività antropiche come l’uso di pesticidi, la costruzione di strade, recinzioni e opere architettoniche che rappresentano spesso barriere insormontabili durante i periodi di migrazione, un’elevata mortalità dovuta al traffico veicolare. A questo si aggiungono patologie come la chitridiomicosi, un’infezione provocata da un fungo (Batrachochytrium dendrobatidis) che colpisce la pelle, il sistema nervoso degli anfibi adulti e l’apparato boccale delle loro larve. Per questo devono essere maneggiati il meno possibile e mai a mani nude, per evitare il diffondersi di pericolose infezioni.
Gli anfibi appartengono ad un gruppo di animali tetrapodi, ovvero dotati di quattro arti, sono animali a sangue freddo, la loro temperatura corporea dipende dall'ambiente esterno, in presenza di temperature ottimali riescono a regolare il loro metabolismo senza sprecare energie per la loro termoregolazione. In inverno, alcune specie vanno in letargo scegliendo un luogo adatto: sottoterra, dentro legni marcescenti, sotto uno spesso strato di foglie, e abbassano le loro attività corporee fino quasi a non percepire più il battito cardiaco. Si risvegliano tra febbraio e marzo, in base alle temperature e all’altitudine in cui vivono. Alcune specie sono attive già nel mese di gennaio, in corrispondenza della stagione riproduttiva.
La pelle degli anfibi adulti si presenta sottile, molto vascolarizzata e assolve ad una duplice funzione, è protettiva e serve per respirare. Essendo gli anfibi legati agli ambienti umidi, la loro cute piuttosto permeabile consente scambi gassosi con l’esterno, aiutando l’azione dei polmoni nelle specie in cui sono presenti. Per questo è essenziale che mantengano la pelle umida, ciò avviene con frequenti immersioni in acqua e attraverso il muco prodotto da particolari ghiandole. La cute di molti anfibi è anche ricca di ghiandole in grado di produrre sostanze chimiche più o meno tossiche spesso associate ad una colorazione vivace della pelle, ciò per difendersi da eventuali predatori.
Gli anfibi sono fondamentali per mantenere inalterato l’equilibrio dell’ecosistema, in quanto sono grandi divoratori di insetti fastidiosi per l’uomo come la zanzara, e forniscono a loro volta nutrimento a svariate specie di avifauna. Nel mese di gennaio o, più comunemente in quello di febbraio, inizia per gli anfibi la migrazione verso gli ambienti acquatici che avvia la stagione riproduttiva. Una fase piuttosto delicata in quanto questi animali sono estremamente sensibili ad ogni cambiamento, in particolare all’inquinamento, per questo sono anche considerati importanti bioindicatori della qualità ambientale.
Nel Parco dei Castelli Romani rospi (Bufo bufo), rane (Rana dalmatina) e altri anfibi, tra gennaio e aprile si spostano dagli ambienti terrestri verso le zone umide, in particolare nella vallata del Vivaro, dove si trova la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Cerquone-Doganella” e Area di Rilevanza Erpetologica nazionale (individuata dalla “Societas Herpetologica Italica”), all’interno del comune di Rocca Priora.
Si raccomanda pertanto ai numerosi automobilisti che percorrono la zona del Vivaro, di procedere a bassa velocità soprattutto nelle ore notturne, nelle quali gli anfibi si muovono maggiormente. Anche chi guida, prestando attenzione alla strada che percorre può fare la differenza, a volte basta semplicemente sollevare il piede dall’acceleratore per dare il nostro piccolo ma prezioso contribuito alla tutela della biodiversità.