

Geosito: Colata di Capo di Bove al Mausoleo di Cecilia Metella
Località: Appia Antica
Comune: Roma
Provincia: Roma
Regione: Lazio
Il tratto iniziale dell’asse viario della Regina Viarum a comprendere il celebre mausoleo romano realizzato nei primi decenni del I secolo a.C. per ospitare le spoglie della nobile romana Cecilia Metella e il connesso Castrum Caetani, complesso fortificato del XIV secolo, poggiano e usano come substrato litoide per l’edificazione la colata lavica leucititica detta di “Capo di Bove”. La via Appia Antica, nel tratto dell’immediato suburbio, è infatti, impostata su una delle colate laviche del vulcano laziale che si individua fin quasi alle porte dell’Urbe presso le Mura Aureliane. La II Fase dell’attività vulcanica del Distretto Vulcanico dei Colli Albani (tra i 277.000 e 250.000 anni), definita delle “Faete o dei Campi di Annibale”, ha, infatti, notevolmente influenzato l’evoluzione urbanistica e stradale della Roma antica sin dalle fasi repubblicane, ancor più durante l’impero. A causa della sua resistenza all’erosione, la colata risulta morfologicamente più elevata rispetto alla campagna circostante determinando la naturale sede del tracciato stradale. L’attività effusiva posizionandosi ha condizionando il corso originario dell’Almone e formando un crinale ad una quota maggiore che ha così assunto il ruolo di spartiacque con asse NW-SE. In prossimità del III miglio, l’Appia si snoda con una leggera ma costante salita in quanto impostata sulla dorsale della colata; negli anni 30-20 a.C., in posizione dominante rispetto alla strada, proprio sull’apice della collina lavica, fu edificato il mausoleo. Sulla destra alla base della tomba rispetto all’accesso al monumento, si può osservare una emergenza della roccia lavica detta di “Capo di Bove” il cui toponimo deriva dai fregi marmorei decorati con festoni e ghirlande che rappresentano bucrani, crani taurini, ubicati sul monumento funerario.
Si tratta di una lava basica, di colore grigio scuro, compatta e a grana fine, sia microcristalli sia che porfirica, ricca in fenocristalli di leucite biancastra di dimensioni anche maggiori di 1 cm, di caratteristiche di durezza tali da essere stata usata in antichità per produrre “basoli” da impiegare nella pavimentazione stradale. La presenza di leucite indica una temperatura di eruzione inferiore ai 630-640 °C. Quando la temperatura scende sotto i 120 °C la leucite muta nuovamente struttura e il colore diventa biancastro (da cui il nome), il cristallo si frattura a livello microscopico e diventa anche meno resistente all'aggressione degli agenti atmosferici (Trigila et al., 1995). Per osservare e comprendere pienamente l’affioramento lavico si consiglia di visitare l’interno del mausoleo dove, al piano interno, è stato musealizzato e ben illustrato, a cura della competente soprintendenza, il geosito. Il luogo del Mausoleo di Cecilia Matella, per la sua posizione dominante, è stato utilizzato come punto trigonometrico a partire dal 1751 dagli scienziati gesuiti Maire e Boscovich, in seguito ricalcolate dagli ingegneri francesi a seguito delle truppe napoleoniche (1809) e infine nuove misurazioni furono effettuate tra il 1854 e il 1855 dall’insigne fisico Padre Angelo Secchi.
Per approfondire: appiaantica.it - beniculturali.it