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Gabi e la calamita del Lago di Fondi (seconda parte)

"Liza ramata". A Gabi questo nome rimane subito appiccicato sulla lingua, è bello e regale, Liza ramata, Liza ramata… e subito nella sua testa compaiono quattro mazze che battono scatenate sull'acqua mentre le calamite impaurite scappano all'unisono e maglie di nailon taglia 33 sbarrano loro la strada… non poteva bastare Gabi doveva saperne di più...

Gabi ha 11 anni e ha la testa piena di animali e piante e ora… anche di pesci. 

Dall’ultima volta che era stata al Lago di Fondi e aveva sentito le storie dei pescatori Ugo e Luca, padre e figlio, a Gabi era entrato nella testa non uno, ma un gruppo indistinto di pesci calamita.

Le erano rimaste impresse le parole del signor Ugo: “la calamita è un pesce gregario”. 

Gabi da allora aveva iniziato una conta di tutti gli animali che vivono aggregati gli uni agli altri, e ce ne erano veramente tanti, tra gli insetti, ma anche tra gli uccelli, tra i pesci e i mammiferi. 

Gabi era intenta ad approfondire questo argomento come al solito, sull’albero, dove i pensieri erano più limpidi e le cose della natura le entravano più facilmente nella testa, e al computer, dove la rete forniva risposte alle sue tante domande.

Ma il giorno della seconda gita sul Lago arrivò presto. 

Sul gozzo quella mattina erano in quattro: Luca, il padre di Gabi e il suo amico Matteo che munito di telecamera aveva il compito di fare delle riprese per il Parco, e naturalmente Gabi. 

Non sono ancora le 8.00 ma già fa caldo, l’aria è ferma ed il Lago è uno specchio immobile che fa risaltare ancora di più la fascia verde delle cannucce palustri. Luca dirige la barca in direzione del sole e punta dritto verso una piccola imbarcazione in lontananza che appena si vede.  

È un barchino, tipica imbarcazione da lago a fondo piatto, stretto e lungo, leggero e maneggevole ideale per un tipo di pesca fatta da un uomo solo a bordo. 

È Antonello, che saluta Luca e dà il suo contributo di informazione circa la calamita a beneficio dei compagni di bordo di Luca di quella mattina: 

- La calamita è un pesce che lavorato rende meglio, mia moglie ed io prepariamo barattoli di calamita sfilettata e marinata. Si vende meglio e una casetta di pesce può arrivare a fruttare 35 euro! Ma per il momento è una attività artigianale e poco consistente. 

La pesca che sta facendo Antonello è la quattromazze battimazza, Luca la spiega: 

- Ecco, vedete sta facendo yu voloFare il volo dice Luca, è quando si butta la rete che fila in acqua mentre la barca descrive un grosso cerchio attorno al pesce. Il cerchio si chiude alle due estremità della rete e la barca scivola dentro il cerchio, inizia così il battimazza. Con una lunga pertica, Antonello comincia a battere sull’acqua producendo schizzi e poderosi scrocchi. 

- Oggi la pesca quattromazze si fa con una rete di nailon. Il nailon è molto resistente e trasparente, il pesce non la vede e mentre scappa finisce nelle maglie: s’ammaglia. La rete di Antonello ha una profondità di 5 metri e una lunghezza di 200 metri. 

- Cosa si prende con la quattromazze

- La calamita, la spigola, ma a secondo dove fai yu volo. Vicino alle paglie cioè le cannucce, si può prendere anche il persico e la tenca. 

- Antonello, quanti voli hai fatto da stamattina?  

- Tre voli. 

- Quanti calamita? 

- Saranno 7 chili. 

- Quando c’è pesce quanti ne fai con tre voli? 

Antonello ride spavaldo guardando complice Luca. 

- Ne ho presi 6 quintali non sapevo dove metterli. 

- Che dimensioni ha la maglia della rete? 

- Le maglie più usate sono da 33, 36 e 38. Questa è 33 e prende pesci minimo di 150 grammi. Che è la taglia minima che lavoriamo ed è quella che stiamo prendendo adesso. Pochi e piccoli. 

Luca spiega che 33 sono i millimetri del lato del quadrato che compone la maglia della rete. 

- Ogni pescatore ha più attrezzature ma ognuno ha la sua preferita. La quattromazze che fa Antonello è una pesca veloce, immediata, il pesce sale a bordo vivo. Per sfilettarlo e lavorarlo come fanno Antonello e la moglie è l’ideale, è impensabile lavorare così un pesce che è stato tutta la notte tra le maglie di una rete da posta. Per Antonello esiste un limite preciso: tre ore, non oltre. Entro tre ore dalla cattura il pesce deve essere sfilettato, e la calamita deve essere grande, meglio se si avvicina a 500 grammi.

Le due barche si accostano con le fiancate. Antonello ha appena finito di ritirare gli ultimi metri di rete. Ancora un’ultima calamita che con un colpo di coda salta dall’interno della vasca nella quale è appena stata lanciata.  

Eccola, la vedono finalmente, la toccano, le grosse scaglie, il dorso piatto che sembra finire nel muso, la sagoma allungata ben affusolata, i fianchi scuri che diventano argento brillante, le sfumature dorate attorno al capo, il bianco del ventre, la grossa coda con i due lobi simmetrici… è proprio la calamita la regina di queste acque. 

- La vedete questa macchia nera? Ce l’ha solo la calamita. Ci sono nel Lago diverse varietà di calamita, quella con la pinna più chiara, quella con la macchia dorata dietro l’occhio, ma il vero sigillo, il vero distintivo della calamita è questa macchia nera proprio all’attaccatura della pinna pettorale.

Luca riferisce anche il nome scientifico di questo pesce di cui sembra conoscere veramente tutto: Liza ramata

A Gabi questo nome rimane subito appiccicato sulla lingua, è bello e regale, Liza ramata, Liza ramata… e subito nella sua testa compaiono quattro mazze che battono scatenate sull’acqua mentre le calamite impaurite scappano all’unisono e maglie di nailon taglia 33 sbarrano loro la strada… non poteva bastare Gabi doveva saperne di più.    

Luca spiega che il Lago di Fondi ha la forma di una falce, orientata grosso modo est-ovest, come la costa da cui è separata da una striscia di pianura, è lungo 11 km, ma le sue sponde hanno uno sviluppo del perimetro di più di 30 km, perché non sono lineari ma hanno profonde insenature. 

- Dove andiamo? Chiede Matteo. 

- Andiamo alla Torre del Pesce ci dovrebbero essere due cefalare. 

- Il Lago è fatto di tante insenature che si chiamano incogne, e ognuna ha un nome: Sughereta, Matteo, Mandria piccola, Mandria grande, Sugarelle, Posta delle Ufale, Portella, Spigalara, Santamaria Piccola, Santamaria Grande, al Fiume nuovo, ci sono tanti nomi… 

- Quello che sta pescando con la cefalara alla Torre del Pesce è Alfredo e la signora che sta con lui è la moglie Annamaria. 

Si avvicinano e Gabi osserva i movimenti della coppia a bordo. Sono di spalle e lui è grande come una montagna ha un cappellino giallo e la pelle tesa e rossa e tira la rete da una parte della barca, lei ha il cappellino bianco e la canottiera è di corporatura esile ma tira forte la rete dall’altro lato della barca. 

- Vedi - dice Luca -hanno appena fatto il volo e adesso stanno ritirando il fondo. Quando tutto il fondo è ritirato allora è come uno scolapasta sott’acqua, il pesce non può scappare se non saltando sull’acqua, e quando succede per il troppo pesce si può sempre chiudere anche in superficie tirando i galleggianti. 

Luca spiega che per la pesca con la cefalara si fa il volo come per la quattromazze dopo aver visto il pesce sull’acqua, però non si batte con la mazza, non si fa rumore per far scappare il pesce… non serve, perché la cefalara è una rete con maglie di cotone che si chiude sul fondo. La rete ha uno spessore di molti metri e la porzione più bassa è la prima che viene tirata, questa lambisce il fondale e si chiude, intrappolando tutto il pesce che ha dimensione maggiore della maglia. 

- È cappotto! – Dice Alfredo – Quando non prendi niente come adesso si dice è cappotto sulla rete. 

Luca si avvicina con la barca, Annamaria sta sistemando le cassette di pesce prese con i voli precedenti, ed Alfredo ammasa la rete, cioè riordina accavallando sulla sponda della barca quella parte di rete che filerà in acqua da sola e velocemente, mentre la barca descrive il cerchio del volo. 

Luca chiede del pesce ad Alferdo che glielo passa ma non vuole essere pagato. 

Si salutano e la barca di Luca si allontana per il ritorno. 

Una brezza leggera rinfresca la pelle. Gli occhi attenti di Gabi sono già pronti ad intuire i movimenti dei pesci appena sotto il pelo dell’acqua basta una tenue increspatura a rivelarne la presenza, e poi, Gabi sa che se guardi con attenzione verso la sponda, tra le cannucce, un pesce guizza, un uccello scivola piano sull’acqua. 

- Là! Vicino alla sponda, è un pulcino di folaga! Lo vedete? - Dice Luca avvicinandosi con la barca. 

- No, non è una folaga, vedi si è tuffato, adesso riemergerà, allora è uno smuzzareglj, non so come si chiama in italiano, noi lo chiamiamo così perché si tuffa, va sott’acqua, smuzza -  Gabi sorride al tuffetto. 

È ora di tornare all’ormeggio, sbarcando Luca chiede a Gabi:  

- Allora la mangerai stasera la calamita? 

Gabi lo guarda e sorride.  Nella sua testa passano veloci tanti pesci con un sigillo nero e regale dietro la pinna pettorale, attraverso un canale sfuggendo al feroce predatore entrano in un paradiso d’acqua calma e ricca di alghe c’è da mangiare bene per tutti, ma niente è perfetto, ci sono quattro mazze che battono sull’acqua, fanno paura, sembrano cattive... Gabi chiude gli occhi e sorride alle quattro mazze e alle loro alleate maglie, sorride a Luca, ad Antonello, Alfredo e  Annamaria e a tutti i pesci e uccelli del Lago di Fondi... 

Quando riapre gli occhi si accorge che le quattro mazze, i pesci calamita, le maglie, il barchino di Antonello, le folaghe, un uomo con il cappello bianco e una donna con quello giallo, uno smuzzareglj... tutti, formano un cerchio, stanno ballando, sono felici!

 

Testo di  Paolo Mastrobattista
Coordinamento  di Gaetano Orticelli
Foto archivo Parco Monti Ausoni e Lago di Fondi

I protagonisti sono reali come pure i fatti e i colloqui.
Si ringraziano i pescatori del Lago di Fondi per le informazioni fornite e per la cortesia e disponibilità dimostrata durante l’intervista effettuata dal personale del Parco Monti Ausoni e Lago di Fondi anni fa, da cui questa storia di Gabi trae ispirazione.

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