Riserva Naturale Regionale

Monti Navegna e Cervia

Monti Navegna e Cervia
La Natura si mette in posa

La Natura si mette in posa

7 APR 2016

di R. N. R. Monti Navegna e Cervia

Quali sono gli animali che popolano gli ambienti della riserva naturale dei monti Navegna e Cervia? Come vivono? Hanno successo riproduttivo? Qual’ è il loro stato sanitario? Dove trovano rifugio? Queste sono alcune delle domande a cui possiamo dare una risposta grazie all’uso delle fototrappole.

Questi apparecchi consistono in una fotocamera associata ad un sensore di movimento: in pratica il passaggio di un animale viene rilevato dal sensore di movimento - sensibile al calore - che automaticamente fa scattare la fotocamera. Così possiamo avere fotografie o video di animali selvatici senza recare loro alcun disturbo, anche in ambienti molto distanti da aree antropizzate e reti viarie. L’elevata autonomia energetica e schede di memoria capienti, permettono a questi strumenti di rimanere attivi sul posto per diverse settimane.

L’uso delle fototrappole si è dimostrato utile soprattutto per il monitoraggio di specie elusive e rare sia in passato che in tempi recenti. Un esempio deriva da una remota regione dell’Iran dove sono stati immortalati una femmina e quattro cuccioli di ghepardo, specie che nella zona si considerava estinta. Un altro esempio ci riporta sulle Alpi orientali, dove è stata documentata la presenza e la predazione della lince europea (Lynx lynx). Nella nostra area protetta le fototrappole sono utilizzate per il monitoraggio della mammalofauna (le specie di mammiferi), che si è mostrata ricca di specie difficilmente avvicinabili come il gatto selvatico o la martora. Inoltre usiamo il fototrappolaggio (insieme ad altre tecniche di monitoraggio) per la raccolta dei dati di presenza del lupo, secondo un protocollo di monitoraggio standardizzato e condiviso con altre aree protette del Lazio.

Ovviamente non basta semplicemente “piazzare” una fototrappola su un albero per sperare di “catturare” le immagini degli animali selvatici; piuttosto bisogna calibrare la tecnica sulla base della o delle specie che si vogliono studiare, al fine di aumentare la probabilità di contattare le specie target. Per fare questo occorre conoscere la biologia e il comportamento delle specie animali, effettuare dei sopralluoghi alla ricerca delle tracce di presenza indiretta (come orme, piste o fatte) dell’animale che ci interessa, e infine, cercare di immaginare il percorso che farà in vicinanza della nostra fototrappola e la distanza in cui dovrà avvenire lo scatto.

I risultati del fototrappologgio sono stati finora soddisfacenti, tanto da far crescere in noi l’entusiasmo ogni volta che raggiungiamo i posti in cui abbiamo messo le fototrappole per scaricare le immagini, in attesa di scoprire le “sorprese” che ci riserverà la fauna selvatica.

 

 

Articolo Pubblicato da - Erica  Cavallari