Riserva Naturale Regionale

Monte Catillo

Monte Catillo

La natura del Parco

Il Monte Catillo sorge circa 35 chilometri ad est di Roma fra la via Empolitana e la via Tiburtina, presso l'area urbana di Tivoli, ed è facilmente riconoscibile per una croce posta alla sua sommità.

E' un colle calcareo alto poco più di seicento metri, articolato in rilievi secondari da piccole valli, ricco di fiori particolari come l'asfodelo giallo o piante singolari quali lo storace o la pseudosughera. Fu proprio la sua flora ad attirare l'attenzione degli studiosi e a giustificarne l'inserimento nei primi elenchi di Aree Naturali meritevoli di protezione redatte a partire dagli anni Settanta del secolo scorso.

La peculiarità di questa piccola Area Protetta sta nel suo valore biogeografico, vale a dire in quelle particolarità del popolamento vegetale ed animale legate alla posizione geografica. Inoltre, la varietà di specie del Catillo si spiega anche nella sua natura di ambiente ecotonale, cioè di transizione, di passaggio tra aree assai diverse come la pianura alluvionale e i primi rilievi appenninici.

A breve distanza dalla Riserva si trova il sito d'importanza comunitaria (Sic) "Travertini Acque Albule (Bagni di Tivoli)". Nonostante le alterazioni causate in particolare dai locali impianti estrattivi di travertino, nei 388 ettari del sito sono presenti habitat e specie di tutto rilievo.

I più antichi sono i calcari: quelli della Riserva risalgono più o meno a duecento milioni di anni fa, all'inizio del Giurassico, e sono le rocce più remote tra quelle che affiorano oggi sul suolo del Monte Catillo, in particolare nel suo settore nord-occidentale nelle aree di monte Sterparo e Colle Lecinone. In quell'era remota quest'area era sommersa da un mare poco profondo con acque temperate e poco ossigenate, popolato tra l'altro da lamellibranchi, gasteropodi ed alghe di cui oggi restano testimonianze fossili rinvenibili esplorando la Riserva.

Sedimenti più argillosi e ancor più ricchi di resti fossili sono quelli appartenenti alla formazione del Rosso ammonitico. Molluschi cefalopodi come le attuali chiocciole, le ammoniti erano tra gli invertebrati marini più diffusi durante l'intero Mesozoico. Proprio nelle rocce mesozoiche della Riserva, tra l'altro, sono stati rinvenuti alla fine degli anni Ottanta due nuovi generi di crinoidi (echinodermi, come l'odierno giglio di mare) prima sconosciuti alla scienza.

Al contatto la quella calcarea, la formazione del Rosso ammonitico genera nella Riserva una serie di piccole sorgenti come Fontana Vecchia e Fonte Bologna. Superiormente si trovano altri strati di natura calcarea e, in minor misura, vulcanica. Interessanti le forme carsiche, rappresentate sia in superficie da doline e campi carreggiati che nel sottosuolo (grotte).

Quanto all'idrologia, il bacino di riferimento è quello del fiume Aniene, articolato in sottobacini legati allo scorrimento di corsi d'acqua minori quali il fosso dei Prati, il fosso dell'Empiglione e il fosso dei Ronci.

L'elevata diversità vegetale causata da fattori biogeografici è caratteristica comune a gran parte del territorio italiano, e particolarmente nel Lazio. Ma nella riserva assume connotati d'eccezione in rapporto alla superficie relativamente ridotta. Boschi d'alto fusto e cedui, campi carreggiati con arbusti sparsi, garighe ricche di orchidee e praterie steppiche, boscaglie con albero di Giuda ed acero minore, coltivi, lembi di rimboschimenti a conifere: a Monte Catillo questi ambienti ed altri sono affiancati nello spazio di poche centinaia di ettari.

Le specie censite sono finora 386, appartenenti a 77 famiglie e 251 generi. Fra queste, 2 sono considerate rarissime nel Lazio e 7 rare, mentre 10 risultano incluse tra quelle protette dalla normativa regionale.

Tra le emergenze floristiche va segnalato innanzi tutto lo storace, alberello dai fiori bianchi e intensamente profumati abbondante in tutta la Riserva, localmente noto col nome di mella bianca o mellàina. Nel simbolo della Riserva campeggia una foglia di pseudosughera, rara quercia dalle foglie dentate forse originata dall'ibridazione tra cerro e sughera. Altre specie d'interesse particolare sono l'agrifoglio, il gigaro a foglie sottili, la linaria violacea, l'asfodelo giallo, il ginepro ossicedro.

Tra i biotopi merita una citazione la sughereta di Sirividola, nel settore più meridionale della Riserva. Nell'ambito del programma di educazione ambientale Gens promosso dall'Agenzia Regionale Parchi, i ragazzi della scuola media di Bagni di Tivoli hanno misurato la circonferenza a petto d'uomo (130 cm da terra) di 33 sughere: le più grandi hanno superato i tre metri.

Stimolate in anni recenti dall'ente gestore, cioè il Servizio Ambiente della Provincia di Roma, le ricerche faunistiche sull'area della Riserva – al contrario di quelle botaniche – non dispongono di studi consolidati su cui impostare elenchi esaustivi o raffronti temporali significativi.

Tra i dati disponibili, alcuni riguardano gli invertebrati. E' il caso, ad esempio, delle ben 18 specie di chilopodi (o centopiedi) che rappresentano circa un terzo di quelle presenti in tutto il Lazio; oppure dei coleotteri lamellicorni (cui appartengono i comuni scarabei), con 55 varietà.

Sugli anfibi mancano dati basati su ricerche sul campo, così è solo presunta in base a caratteri ambientali ed a segnalazioni in aree limitrofe la presenza di 3 specie di caudati (salamandrina dagli occhiali settentrionale, tritone crestato italiano e tritone punteggiato) e di 5 specie di anuri, vale a dire ululone appenninico, rospo comune, rana italiana, rana di Berger, rana di Uzzell. Quanto ai rettili, le specie accertate sono 7 tra cui il saettone e la vipera comune.

Uno studio sulle comunità ornitiche nidificanti nella Riserva ha censito la presenza di 42 specie di uccelli, tra cui il rigogolo, il rampichino, il picchio muratore, l'allocco, il picchio rosso maggiore e il picchio verde. Lo scoiattolo, il riccio, l'istrice, il moscardino sono tra le 8 specie di mammiferi accertate, che però diventano 28 considerando anche l'assai prossimo settore meridionale del Parco Naturale Regionale Monti Lucretili.