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Gianola e Monte di Scauri
Parco Naturale Regionale

Gianola e Monte di Scauri

Riviera di Ulisse
Natura in Parco Naturale Regionale Gianola e Monte di Scauri

La natura del Parco

La forma vegetazionale predominante nel Parco di Gianola e Monte di Scauri è costituita dalla Macchia Mediterranea, che varia nelle sue caratteristiche a seconda della distanza dal mare. Avremo così, nel versante nord dell'area, un vero e proprio bosco formato i prevalenza da querce da sughero e, in misura minore, da lecci e roverelle. Nel versante sud occidentale invece il bosco, in alcuni tratti a picco sul mare, è formato da splendidi esemplari di pino d'Aleppo. Da non sottovalutare specie floreali quali orchidee, gladioli, iris e asfodeli, che in abbondanza popolano i sentieri nella stagione primaverile. Il sottobosco è costituito da specie mediterranee sempreverdi come eriche, corbezzoli e varie specie di liane come lo stracciabrache e il caprifoglio. La macchia bassa, al di fuori del bosco, è principalmente composta da mirto, lentisco, fillirea, ginestre e cisti. Sulle rupi vicine al mare vivono alcune specie che meglio si adattano a resistere al vento e agli spruzzi di acqua salata, quali il finocchio di mare, il limonio o lo spazzaforno (Thymelea irsuta).

All'interno del perimetro del Parco di Gianola e Monte di Scauri è ricompresa un'area marina protetta costituita dal tratto marino-costiero che a partire dal "Porto Cofaniello" si protrae fino alla foce del Rio Santa Croce (ove iniziano gli arenili della spiaggia di Gianola). I fondali poco profondi ospitano specie ittiche tipiche dell'ambiente mediterraneo quali saraghi, sparaglioni, corvine, granchi e una sorprende varietà di formazioni vegetali marine.

Il promontorio di Gianola e Monte di Scauri emerge dal mare nel Pliocene Superiore, circa due milioni di anni fa.

Le rocce di questo luogo possono definirsi dei conglomerati, ossia pezzi più o meno piccoli di altre rocce cementati insieme. I conglomerati di Gianola sono di natura carbonatica ed il loro aspetto bucherellato e corroso rivela l'azione dell'acqua su di essi. Le rupi costiere sono invece costituite da grandi blocchi di conglomerato sulla cui superficie sono ben visibili le erosioni superficiali.

L'acqua costituisce, quindi, un fattore di influenza determinante da un punto di vista geologico poiché con il suo potere di sciogliere e depositare il carbonato di calcio crea solchi, buchi, grotte e cristallizzazioni sulla superficie e all'interno delle rocce. Se le forme di erosione sono visibili quasi ovunque, camminando nel parco, le forme di cristallizzazione sono spettacolari nelle grotte quali ad esempio la cisterna delle Trentasei Colonne.

Il periodo geologico più vicino ai nostri giorni, detto Quaternario, caratterizzato dalle glaciazioni, ha lasciato segni ben visibili: le fluttuazioni climatiche, ossia l'alternarsi di periodi caldi e freddi, erano accompagnati da variazioni (talvolta anche consistenti) del livello del mare i cui segni sono visibili sotto forma di solchi erosivi provocati dall'azione delle onde quaternarie e dai fori di molluschi bivalvi che vivevano nella roccia sotto la superficie del mare.

Quasi interamente ammantato di verde, in un contesto tipicamente mediterraneo, il territorio del parco riveste un notevole interesse dal punto di vista floristico e vegetazionale. Il versante meridionale del monte di Scauri è interessato dalla presenza di una popolazione rada di pino d'Aleppo, qui ritenuto autoctono (quindi, non impiantato dall'uomo). Data la sua importanza, il parco sta realizzando una banca del germoplasma e un vivaio per la conservazione e la diffusione della popolazione relitta di questa conifera. Diffusa nell'area è pure la sughera, associata a specie caducifoglie quali l'orniello, la roverella e il sorbo domestico. Nello strato arbustivo abbondano tra gli altri lentischi, eriche arboree, corbezzoli, allori, mirti e filliree. Il sottobosco è l'ambiente dove si riscontrano altre specie come lo stracciabraghe, l'asparago pungente, il ciclamino napoletano, il pungitopo dalle bacche color rosso acceso. Nel settore costiero sono diffuse le cosiddette steppe ad ampelodesma, la graminacea conosciuta localmente come "tagliamani", ricche di essenze a vistosa fioritura tra cui il narciso autunnale e il giaggiolo inglese, specie rara e localizzata nel territorio italiano. L'habitat delle scogliere, infine, è caratterizzato da comunità vegetali tipiche delle coste rocciose del Mediterraneo con specie quali il finocchio marino, l'asterisco marittimo, il localizzato limonio toscano.

Tra gli animali più rappresentativi di questo parco, che tutela un prezioso frammento di ambienti mediterranei lungo costa, c'è un invertebrato e più precisamente una farfalla: la Charaxes jasius, o ninfa del corbezzolo. Unico rappresentante europeo di un genere tipicamente tropicale, dalla livrea particolarmente elegante, è legata alla presenza del corbezzolo delle cui foglie si nutrono i bruchi dalla bizzarra testa a quattro punte.

Istrici, volpi e faine sono tra i vertebrati al contrario di taglia maggiore che è possibile incontrare. Tra i rettili cheloni sono presenti la testuggine comune - sempre meno diffusa nel Lazio, a dispetto del nome - e, solo occasionalmente, la tartaruga marina. Più ricca e diversificata l'avifauna. Tra le specie nidificanti il parco annovera il falco pellegrino, nonostante l'assenza di pareti rocciose particolarmente imponenti che invece questa specie normalmente predilige per i propri siti riproduttivi. Di sicuro interesse anche la presenza estiva e probabilmente come nidificante del succiacapre. Tra le specie migratrici è possibile osservare – tra gli altri - il gabbiano corallino, il beccapesci, il cuculo dal ciuffo e l'averla piccola.

Nelle acque dolci del Rio Santa Croce, incluso nell'omonimo Sic che si estende nell'immediato entroterra del promontorio di Gianola, sono presenti due specie di notevole interesse conservazionistico quali il gambero di fiume e la lampreda di ruscello.