

Geosito: Pozzo del Merro
Località: Pozzo del Merro
Comune: Sant’Angelo Romano
Provincia: Roma
Regione: Lazio
Il Pozzo del Merro (Sant’Angelo Romano, RM), è un geosito di eccezionale valore scientifico, noto a livello globale per essere la seconda cavità carsica allagata più profonda al mondo. Situato sulle pendici meridionali dei Monti Cornicolani a circa 130 metri di altitudine, il sito si presenta in superficie come un'imponente voragine a imbuto larga 100 metri e profonda 80, alla cui base brilla un lago freatico di 30 metri di diametro. Dal punto di vista geologico e idrogeologico, la sua genesi è legata a fenomeni di ipercarsismo e risalita di flussi idrotermali che si incanalano lungo faglie attive erodendo dal basso i calcari mesozoici (erosione chimica inversa) fino a provocare il collasso del soffitto roccioso. Esplorato dai robot subacquei ROV fino alla straordinaria quota di 392 metri di profondità senza trovarne il fondo, il pozzo rappresenta una vera finestra sulla falda regionale, le cui acque (a 16°C costanti) defluiscono lentamente verso le sorgenti minerali delle Acque Albule di Tivoli e, in subalveo, del fiume Aniene. Negli ultimi anni il sito è monitorato continuamente tramite un piezometro a causa di un drastico abbassamento del livello idrico. Le pareti della cavità sono rivestite da una rigogliosa vegetazione sempreverde dominata dal leccio (Quercus ilex); nello strato arboreo sono presenti carpini, aceri e frassini, mentre in quello arbustivo si osservano lo storace (Styrax officinalis), specie protetta nel Lazio, l’alloro (Laurus nobilis) e, vicino alla voragine, esemplari di fico, sambuco e orchidee spontanee. Lo specchio d'acqua è stato minacciato dalla Salvinia molesta, una felce infestante di origine brasiliana che dal 2003 ha rapidamente invaso la superficie sostituendosi alla nativa lenticchia d’acqua (Lemna minor). Infine, la fauna acquatica, oltre a rane appenniniche e tritoni crestati, vanta una straordinaria esclusività biologica: il Niphargus cornicolanus, un piccolo crostaceo d'acqua dolce scoperto nel 2005 ed endemico esclusivamente di questo unico e fragilissimo ecosistema ipogeo.
Il Geosito ricade nell’area protetta della RNR Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, gestita dal Dip. XI – Servizio 1 “Aree protette – tutela della biodiversità, Città Metropolitana Roma Capitale.
Bibliografia
Mecchia G., Mecchia M., Piro M. & Barbati M. (2003) – Le grotte del Lazio. I fenomeni carsici, elementi della geodiversità. ARP, Collana Verde dei Parchi, Serie Tecnica 3. Pagg. 136-137.
Fattori & Mancinella (2010): La Conservazione del Patrimonio Geologico del Lazio – Materiali, modelli, esperienze – ARP – Regione Lazio pagg. 96 – 97.