Riserva Naturale Regionale

Marcigliana

RomaNatura
Marcigliana

Uomo e territorio

L'identità di quest'angolo di Campagna romana è rimasta sostanzialmente immutata nei secoli. Un mosaico di coltivi, boschi e radi insediamenti umani singolarmente poco antropizzato, nonostante la prossimità della metropoli.

Quello di Crustumerium, importante centro latino, resta un episodio presto cancellato dalla geografia dei luoghi. Oggi come ieri, sono i campi il baricentro del paesaggio locale, cui si è aggiunta dall'istituzione dell'Area Protetta una forma soft di turismo attenta alla conservazione e alla conoscenza dell'ambiente.

Storia del territorio

Situato nella fertile piana del Tevere, il territorio della Riserva ha conosciuto una frequentazione umana sin dal Paleolitico. Il centro latino di Crustumerium attesta di un presidio stabile, a presidio di antiche vie di comunicazione con l'interno della penisola. In seguito, naturalmente, fu Roma a detenere il controllo dell'area; e a mantenere la citazione nella documentazione storica sono soprattutto i fondi agricoli situati tra queste colline, incentrati attorno a ville rustiche.

Con la caduta dell'impero l'area entra nella sfera delle proprietà ecclesiastiche, in particolare della potente abbazia di Farfa. All'età medievale risale la fondazione del Casale della Marcigliana, in seguito ampliato e adattato a villa padronale dalle famiglie nobili che si succedettero come proprietarie.

Dopo un periodo d'abbandono causato dai processi d'inurbamento e dalla diffusione della malaria, a partire dalla fine dell'Ottocento lavori di bonifica precedono una nuova occupazione del territorio a scopo prevalentemente agricolo.

Antica città laziale posta lungo la via di collegamento tra Veio e il Basso Lazio, l'insediamento di Crustumerium sembra risalire al IX secolo a.C. Sull'origine del nome le ipotesi sono discordi: secondo alcuni studiosi discenderebbe dal nome della moglie (Clytemestra) del fondatore della città, Siculo; secondo altri, dalla focaccia crustula panis di cui si sarebbero cibati i Troiani appena giunti nel Lazio. Anche la fine dell'indipendenza del centro affonda le radici nel mito, e più precisamente nel celebre "ratto delle Sabine" a seguito del quale gli abitanti sarebbero stati deportati e le loro terre distribuite ai coloni romani.

Solo indagini archeologiche effettuate a partire dagli anni Settanta del secolo scorso hanno accertato la localizzazione dei resti, sulle colline della Marcigliana. In particolare, sono venute alla luce un centinaio di tombe di una vasta e ricca necropoli.

Dal cancello d'ingresso posto lungo la via della Marcigliana s'intravedono le tettoie che coprono gli scavi, tuttora in corso (l'accesso al momento non è generalmente consentito). Il casale che ospita la Casa del Parco espone, assieme ad una piccola raccolta naturalistica, una mostra di copie di ceramiche rinvenute nell'antico centro.

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