Riserva Naturale Regionale

Marcigliana

RomaNatura
Marcigliana

La natura del Parco

Gli ambienti della Riserva sono quelli caratteristici della Campagna romana, qui movimentata da colli a ridosso della sponda sinistra del fiume Tevere, dove confluiscono alcuni fossi che tratteggiano un fitto reticolo di piccole valli.

Un sentiero-natura ad anello consente agevolmente di visitare via via campi coltivati ed arbusteti, sponde ripariali e i lembi di bosco. A piedi oppure in bicicletta è possibile il transito lungo alcune stradine asfaltate che solcano il territorio della Riserva, caratterizzate da pendenze modeste e scarso traffico automobilistico.

Fino al Pleistocene medio, vale a dire circa 600-700 mila anni fa, quel che oggi chiamiamo Campagna Romana stava in fondo al mare. Un'ampia area che, una volta emersa, venne occupata da laghi e corsi d'acqua la cui azione erosiva e trasportatrice portò al deposito di ghiaie, sabbie e argille. Nel Pleistocene superiore i protagonisti principali del modellamento paesistico diventano quindi i vulcani. Il distretto laziale, infatti, è tra quelli dove le attività eruttive del Quaternario italiano si manifestano con maggiore intensità.

Con colate di lava, ceneri e lapilli, tanto il vulcano sabatino che quello dei Colli Albani cambiano nuovamente il volto della grande piana costiera. E causano pure la deviazione del corso del Tevere. E' proprio il fiume, da allora, il principale agente modificatore della morfologia dei luoghi. Il suo scorrere erode i depositi nel letto vulcanico, accumulando depositi alluvionali di notevole spessore.

La percentuale di boschi sopravvissuti al taglio da parte dell'uomo, solo nelle pendici delle colline dove era poco vantaggioso dissodare la terra per dare spazio alle coltivazioni, nel territorio della Riserva è minima: appena il 5%. Si tratta di piccole estensioni di cerro e altre querce come la farnia, presente sui versanti esposti a nord e per questo più freschi, e la roverella diffusa invece nei boschi più caldi e asciutti assieme all'olmo e a qualche esemplare di leccio.

Presenze discrete ma diffuse, gli animali che frequentano il territorio della Riserva sono osservabili direttamente oppure attraverso la lettura dei segni di presenza quali tracce, resti, nidi e tane, versi, etc.

Tra gli uccelli una specie tra le più vistose è la poiana, che costruisce il proprio nido nel bosco e sorvola i campi alla ricerca di roditori e altre piccole prede. Altro rapace ma stavolta di abitudini notturne è l'allocco, dell'ordine degli strigiformi, anch'esso legato agli ambienti forestali. Nel fitto dei cespugli costruisce invece il suo nido il moscardino, un topolino dal colore fulvo e la lunga coda, che si ciba preferibilmente di noci e nocciole. Tra gli alberi si nascondono durante il giorno anche i daini, un gruppetto dei quali frequenta tuttora la Riserva, probabilmente scappati da qualche tenuta privata.

Alcune specie di anfibi si trovano lungo i piccoli corsi d'acqua oppure nei settori più umidi del bosco: tra questi, va confermata la presenza della salamandrina dagli occhiali. Negli stessi ambienti si rinviene il sempre più localizzato granchio d'acqua dolce. Sempre tra i mammiferi, invece, da segnalare è la presenza accertata della lepre italica, distinta geneticamente dalla più frequente lepre europea introdotta a più riprese nell'intero territorio italiano a fini venatori. Durante le escursioni è possibile incontrare anche il foro d'ingresso della tana del tasso, tipicamente scavata dal mustelide nei pendii terrosi con le zampe munite di robuste unghie. Ben più raro avvistarne il proprietario come pure dell'istrice, viste le abitudini prevalentemente notturne di questi animali. Più probabile l'osservazione della volpe, pure diffusa nell'area.

Alcune torri di origine medievale, come la Torre San Giovanni costruita sui resti di una villa romana, sono colonizzate da uccelli rupicoli quali il gheppio e le taccole.