Riserva Naturale Regionale

Macchiatonda

Macchiatonda

Uomo e territorio

La naturale tendenza all'impaludamento che la pianura costiera ai piedi dei colli Ceriti ha conservato, nonostante i recenti tentativi di bonifica agricola, ha facilitato le opere di ripristino ambientale che, rispettando le peculiarità vegetazionali, hanno permesso l'allargamento delle superfici umide aumentando le opportunità di sosta per l'avifauna.

Storia del territorio

I primi insediamenti ascrivibili all'età del bronzo trovati a Pyrgi, e le successive opere idrauliche realizzate dagli etruschi che urbanizzarono totalmente il trilatero Caere-Pyrgi-Alsium (cioè le attuali Cerveteri-Santa Severa-Palo Laziale), incisero e modificarono il territorio che risulta, nella successiva fase repubblicana romana, essere diventato un luogo di residenze di villeggiatura. In epoca imperiale, per effetto delle riforme agrarie, s'insediò qui un borgo rurale vista la vocazione frumentaria - tuttora riscontrabile - dei terreni. Con la decadenza dell'impero romano e l'inizio delle incursioni saracene la costa è riconsegnata alla natura. Pyrgi nel frattempo rinasce, prima come torre difensiva normanna nell'anno 1000 e poi, sulle mura del castro romano, nelle forme del castello sul mare dedicato alla martire cristiana Santa Severa che ancora adesso domina questo tratto di costa. La naturale tendenza ad impaludarsi di Macchiatonda, e il fatto di essere ai confini dell'azienda agricola che nel borgo del castello aveva i propri ricoveri, ne determina un utilizzo con sistemi di agricoltura estensiva e di allevamento brado che nel tempo favoriscono quella varietà di caratteri ambientali che oggi chiamiamo biodiversità.

Pyrgi

Fu uno dei più importanti scali portuali del grande centro etrusco di Caere (l'attuale Cerveteri), aperto ai traffici del Mediterraneo, frequentato in particolare da navigatori e commercianti greci e fenici. L'abitato etrusco si sviluppava intorno al porto per circa 10 ettari e confinava con il vasto santuario emporico. Gli scavi del santuario, avviati nel 1957, hanno rivelato la topografia generale dell'area, dove si trovano almeno due templi provvisti di una ricca decorazione architettonica, detti templi A e B, un'area sacra, denominata area Sacra C, un lungo edificio rettangolare suddiviso in cellette. Dagli scavi del santuario provengono le tre famose lamine d'oro - due delle quali iscritte in etrusco ed una in fenicio, ed il notevole altorilievo fittile con il mito dei Sette contro Tebe" – che hanno fornito agli archeologi fondamentali informazioni per una maggiore comprensione della lingua etrusca. Dopo la conquista romana Pyrgi rimase un importante punto di approdo per tutta l'epoca repubblicana, prima come base navale, poi come sede di appaltatori di trasporti marittimi e di una nutrita flottiglia da pesca e infine, probabilmente, trasformata in una grande villa facente parte dei possedimenti imperiali.

Il Castello di Santa Severa

La prima citazione storica riguardante il Castello di Santa Severa risale al 1068, anno in cui il normanno Gerardo Conte di Galeria lo donò ai monaci dell'Abbazia di Farfa. In seguito il castello appartenne ai Monaci di San Paolo e ad alcune famiglie nobili romane tra le quali i Tiniosi e i Bonaventura-Venturini. Nel 1482 papa Sisto IV concesse la rocca al Pio Istituto del Santo Spirito, il quale ne fece, a sua volta, per cinque secoli, (1482-1980), il cuore di un'azienda agricola estremamente vasta, visitata da diversi papi del Rinascimento e dei secoli successivi. Recuperato all'uso pubblico in occasione del Giubileo del 2000, è oggetto di importanti interventi di restauro finanziati dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma e dal Comune di Santa Marinella in collaborazione con le Soprintendenze competenti. Il progetto di restauro prevede la realizzazione di un centro congressi di livello internazionale e del Museo Nazionale Pyrgense e di altre numerose attività di valore culturale e turistico.