Riserva Naturale Regionale

Macchiatonda

Gabbiani corsi (Larus audouinii)

La natura del Parco

La Riserva di Macchiatonda è stata istituita con la L.R. 23 luglio 1983, n. 54; si estende su un’area pianeggiante situata fra le propaggini dei monti Ceriti e la costa tirrenica. Il territorio della Riserva Naturale Regionale di Macchiatonda è suddiviso in una Zona“A”, maggiormente protetta, che si estende lungo la costa, e in una Zona “B”, che si estende verso l'interno, suddivisa in sei poderi dati in concessione ad altrettante aziende agricole.

La zona A racchiude altre preziose testimonianze del passato, come il boschetto d'alloro, che si sviluppa in un’area adiacente alla boscaglia d’olmo (Ulmus minor). Durante l'autunno e l'inverno, a seguito delle piogge, il boschetto si allaga. Questa caratteristica lo colloca fra gli ambienti unici conservati in Riserva, anch’esso relitto di un sistema forestale idrofilo presente lungo la costa laziale. Questi e altri habitat, come le paludi costiere, subirono quasi ovunque una profonda trasformazione dell'assetto del territorio ad opera dalle bonifiche, iniziate in epoca storica. Fra questi importanti valori da tutelare ricordiamo la fascia di vegetazione alofila, localizzata sulla scarpata litoranea, che rappresenta un frammento di vegetazione relittuale: si insedia su suoli fortemente salinizzati. Importanti formazioni a giuncheti e fruticeti  delineano il paesaggio degli stagni costieri, ricostituiti artificialmente nella zona retrostante la scarpata litoranea. I prati umidi rappresentano un’altra importante zona di interesse naturalistico: oggi sono stati sostituiti in gran parte da attività agricole, ma lungo la fascia litoranea che va da dal Castello di Santa Severa a Ladispoli resistono, anche se fortemente minacciati e frammentati, significativi lembi di questo habitat poco conosciuto.

Poiché questi ambienti sono molto delicati, l'istituzione della Riserva ha consentito di bonificare l'area, purtroppo gravemente degradata per la presenza di un campeggio situato sul litorale, e la conservazione dei valori naturalistici, ancora presenti, nonostante tutto, nel sito di Macchiatonda. La riserva è anche un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale) che determinano ulteriori norme di tutela secondo le Direttive comunitarie "Habitat" (92/43/CEE)  ed "Uccelli" (79/409/CEE).

Il suolo su cui si estende la Riserva Naturale di Macchiatonda ha origini relativamente recenti. Come su tutto il territorio laziale, anche le zone costiere furono interessate da fenomeni di natura tettonica; tali oscillazioni determinarono l'attuale morfologia della costa, con il trasporto di rocce e sabbie da parte dei corsi d'acqua verso il mare. Gli ultimi eventi geologici, riferiti al Quaternario, a partire da 2,6 milioni di anni fa, furono caratterizzati nell'area da fenomeni di vulcanismo che interessarono l'area degli attuali Monti della Tolfa e dei Monti Ceriti. Questi ultimi costituiscono una cornice meravigliosa al paesaggio che si ammira volgendo lo sguardo verso l'interno. Sono i domi vulcanici del Sasso, rilievi rocciosi costituiti dalla lava rappresa all'interno del cono vulcanico.

Si verificarono quindi periodi di abbassamento del livello del mare, causato dalle glaciazioni, durante il quale si formarono lungo la costa vastissime aree paludose; la presenza di cordoni sabbiosi consentì la formazione delle zone umide costiere. Durante questo periodo  (Neogene) si depositarono i sedimenti che costituiscono oggi il substrato geologico della Riserva.

Le sabbie della spiaggia di Macchiatonda, come quelle della vicina Pyrgi o di Ladispoli, hanno una colorazione nerastra, per la presenza di minerali di ferro, risultato del trasporto a mare dai giacimenti dei vicini rilievi.

Le aree paludose, come la zona umida di Macchiatonda, subirono quasi ovunque una profonda trasformazione dell'assetto del territorio ad opera dalle bonifiche, iniziate in epoca storica. Con l'innalzamento del livello del mare a partire da 7000 anni fa circa, si verificò la sommersione delle barene di sabbia al largo di Macchiatonda; le acque marine invasero la laguna costiera e cancellarono la duna costiera retrostante.

Tali eventi determinarono l'attuale situazione, in cui è in atto un severo arretramento della linea di costa, attaccata dall'azione dinamica del mare: questi fattori stanno provocando infatti una drammatica erosione del “tenero” basamento sedimentario. La costruzione delle dighe sul Tevere e le modificazione della costa con porticcioli e scogliere artificiali, probabilmente contribuiscono ad aggravare la situazione. Purtroppo, questo fenomeno erosivo risulta molto evidente a Macchiatonda: basta osservare i bunker della seconda guerra mondiale, eretti all'epoca sulla linea di costa per contrastare eventuali sbarchi nemici, oggi si trovano ad un centinaio di metri dalla spiaggia, in mezzo al mare.

La flora e la vegetazione nella Riserva di Macchiatonda sono state studiate a più riprese.

È considerata dai ricercatori un sito importante per la presenza di numerose specie altrove minacciate o addirittura scomparse.

Partendo dalla linea di costa, una fascia di vegetazione colonizza la scarpata litoranea, a pochi metri dalla battigia, affrontando le mareggiate e la fortissima salinità del suolo. Queste piante, dette alofite, sono presenti con numerose specie ormai rarefatte sulle nostre spiagge. Per citarne alcune: la Camomilla marina (Anthemis maritima L.), la Salsola soda L., l'Enula bacicci (Inula crithmoides L.), l'Atriplice portulacoide (Halimione portulacoides (L.)) e lo Statice (Limonium narbonense Mill.). Questa fascia di vegetazione alofila è un frammento di vegetazione relittuale e rappresenta la prova dell’esistenza nel passato di una laguna costiera oggi scomparsa, di cui ne colonizzava le sponde.

L'arretramento della costa, provocato dalla grave erosione costiera in atto, va a insidiare importanti formazioni a giuncheti e fruticeti, che delineano il paesaggio degli stagni costieri, ricostituiti artificialmente nella zona retrostante la scarpata litoranea.

I prati umidi rappresentano un’altra importante zona di interesse naturalistico: oggi sono stati sostituiti in gran parte da attività agricole, ma lungo la fascia litoranea che va da dal Castello di Santa Severa a Ladispoli resistono, anche se fortemente minacciati e frammentati, significativi lembi di questo habitat poco conosciuto.

La zona A racchiude altre preziose testimonianze del passato, come il boschetto d'alloro, che si sviluppa in un’area adiacente alla boscaglia d’olmo (Ulmus minor). Durante l'autunno e l'inverno, a seguito delle piogge, il boschetto si allaga. Questa caratteristica lo colloca fra gli ambienti unici conservati in Riserva, anch’esso relitto di un sistema forestale idrofilo presente lungo la costa laziale. Questi e altri habitat, come le paludi costiere, subirono quasi ovunque una profonda trasformazione dell'assetto del territorio ad opera dalle bonifiche, iniziate in epoca storica. La boscaglia relittuale di alloro (Laurus nobilis) costituisce quindi un elemento della vegetazione fondamentale per ricostruire la storia naturale dell'area.

Piante rarissime come la Cressa cretica, la Puccinellia maritima, la Sarcocornia fruticosa, la Spartina juncea e la Spergularia salina, solo per citarne alcune, si insediano lungo la fascia costiera fra le comunità vegetali che colonizzano la depressione retrostante la scarpata litoranea, dove gli acquitrini si estendono fino al limite delle coltivazioni. Alcune specie, come la Cressa cretica L. e il Giunco foglioso (Juncus subulatus), inserite entrambe nella liste rosse delle piante in pericolo di estinzione a livello regionale e nazionale, sono presenti con popolamenti stabili. Segnalata anche la presenza dell'Aglio di Savi (Allium savii), unica stazione rilevata nel Lazio.

Anche i canneti, i giuncheti ed i cariceti fanno parte del mosaico di habitat della zona umida con erbai che caratterizzano gli stagni costieri salmastri,

La zona agricola è attraversata da canali le cui sponde sono fittamente colonizzate dalla Cannuccia di fiume (Phragmites australis L.) e nell'alveo da specie idrofile come l'Equiseto (Equisetum ramosissimus Desf.) o acquatiche come il Crescione (Nasturtium officinale R. Br.).

La spiaggia della Riserva ospita importanti comunità di invertebrati, che colonizzano le sabbie e gli accumuli di Posidonia oceanica, una pianta acquatica che con le mareggiate perde le foglie; trascinate dalle onde sulla spiaggia forma cumuli chiamati banquette. La banquette viene colonizzata da diverse specie di insetti e crostacei come la pulce di mare (Talitrus saltator, Anfipodi talitridi). Molte specie rare di uccelli, come la pivieressa, il Fratino o il Voltapietre, attratti dalla proliferazione di questi invertebrati, pascolano lungo la spiaggia sfruttando queste importanti riserve di cibo. Ovviamente, su una spiaggia “ripulita” da ogni traccia di vegetazione e di resti spiaggiati, come avviene in quelle destinate ai bagnanti, questa opportunità di cibo per i migratori che si alimentano sulla spiaggia sarà drasticamente ridotta.

Gli stagni e gli erbai costituiscono l'habitat per numerose specie di insetti. La macrofauna di invertebrati che vive nelle zone umide è costituita da numerose specie appartenenti ai vari taxa. Fra gli insetti acquatici ricordiamo i Ditiscidi, la Notonetta, le larve acquatiche di libellule, zanzare o di altri insetti. I fossi che attraversano la Riserva ospitano varie specie di anfibi, fra i quali ricordiamo il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris) e la rana verde (Pelophylax sp.), mentre presso il boschetto di alloro è presente la Raganella (Hyla arborea).

Fra i rettili, oltre a specie altrove in declino come la Natrice tassellata ed il Cervone, la Riserva ospita una piccola popolazione di Testuggine palustre europea (Emys orbicularis), considerata una specie in pericolo per la scomparsa del proprio habitat. I mammiferi sono rappresentati da varie specie di roditori, insettivori, carnivori. Fra i chirotteri (pipistrelli), sono risultati presenti a Macchiatonda il Vespertilio maggiore (Myotis myotis), il Pipistrello albolimbato (Pipistellus kuhlii), il Miniottero (Miniopterus schreibersii) e la Nottola (Nyctalus leisleri).

Un recente monitoraggio riguardante i micromammiferi ha rilevato la presenza di varie specie di toporagni, fra cui la la crocidura ventrebianco (Crocidura leucodon), la crocidura minore (Crocidura suaveolens) ed il mustiolo (Suncus etruscus), il più piccolo mammifero del mondo per peso: solamente due grammi. Fra i mammiferi predatori presente la volpe, la faina, la martora e la donnola. Si annoverano fra i mammiferi presenti anche il tasso ed l'istrice, due specie di Ratti e altri piccoli roditori come il topo selvatico (Apodemus sylvaticus) e l'arvicola rossastra (Myodes glareolus)-

Fra le specie problematiche, ricordiamo la nutria (Myocastor coypus), un grosso roditore introdotto dal Sud America circa novant’anni fa, ed il cinghiale (Sus scrofa), molto temuto per il forte impatto ecologico sui delicati ambienti della Riserva.

IL REGNO DEGLI UCCELLI

Gli uccelli si distribuiscono nei vari habitat che costituiscono il territorio della Riserva, assumendo un ruolo ecologico di primaria importanza. Le specie presenti vengono regolarmente rilevate dal personale della riserva e dagli ornitologi. La check list ricavata dai censimenti indica la presenza di oltre 230 fra specie migratorie e stanziali. Questa abbondanza di specie è favorita dal mosaico di ambienti che costituisce l'ecosistema costiero di Macchiatonda e dalla tutela dell'area. Fra gli svernanti acquatici si annoverano diverse specie di anatidi, il tuffetto (Tachybaptus ruficollis) e i rallidi: gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), folaga (Fulica atra), porciglione (Rallus aquaticus), schiribilla (Porzana parva) e il rarissimo voltolino (Porzana porzana). Si segnalano le importanti presenze di pivieri dorati (Gallinula chloropus) e pavoncelle (Vanellus vanellus), per sostare e alimentarsi nelle aree agricole della Riserva. Queste specie oggi sono rarefazione per la contrazione degli habitat e per l’attività venatoria. Fra i nidificanti ricordiamo la rara calandra (Melanocorypha calandra), censita nelle zone agricole; il corriere piccolo (Charadrius dubius) invece, nidifica sulle sabbie delle spiagge Macchiatonda e Torre Flavia. Le aree protette che accolgono queste nidificazioni, altrove impossibili per le attività degli stabilimenti balneari o la distruzione dell’habitat con le cementificazioni della costa o l’erosione dell’arenile, contribuiscono in maniera decisiva nella conservazione di questa ed altre specie rare, come il fratino (Charadrius alexandrinus).

Un'altra specie rara, il gabbiano corso (Larus audounii), è presente nei pressi della riva del mare con i beccapesci (Thalasseus sandvicensis) , dove sosta fra una battuta di pesca e l’altra. Nidifica nelle isole dell’Arcipelago Toscano. Fra le rarità degli uccelli marini ricordiamo anche il gabbiano roseo (Chroicocephalus genei) e le berte maggiori (Calonectris diomedea). Gli ardeidi cacciano presso gli specchi d'acqua ricchi di prede, dove è possibile scorgere, oltre agli aironi cenerini (Ardea cinerea), le garzette (Egretta garzetta), l’airone bianco maggiore (Egretta alba), gli aironi rossi (Ardea purpurea) e le sgarze ciuffetto (Ardeola ralloides); presenti anche le specie più rare come le nitticore (Nycticorax nycticorax), il tarabuso (Botaurus stellaris) ed il tarabusino (Ixobrychus minutus).

Numerose le specie di rapaci rarissimi altrove: il biancone (Circaetus gallicus), le albanelle (reale, Circus cyaneus , minore; Circus pygargus) ed il nibbio reale (Milvus milvus) il per citarne solo alcuni. Eccezionali gli avvistamenti dell'albanella pallida (Circus macrourus) e del gufo di palude (Asio flammeus) nidificante, oggi in difficoltà per la drastica diminuzione dei siti idonei alla riproduzione. Nel periodo primaverile e per tutta l'estate, il falco di palude (Circus aeruginosus), con la sua imponente apertura alare, sorvola gli stagni in cerca di prede.

I limicoli appaiono con la diminuzione del livello dell'acqua negli stagni. Fra le numerose specie di limicoli presenti in Riserva anche alcune rarità come il fratino (Charadrius alexandrinus), il piovanello maggiore (Calidris canutus) e le pittime reali (Limosa limosa).

Nella Zona B sono presenti attività agricole, dove viene in parte praticata agricoltura biologica. Questa tecnica di coltivazione favorisce la presenza e la nidificazione di numerose specie ornitiche.