Riserva Naturale Regionale

Nomentum

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L'Area Protetta

La Riserva, nel territorio dei Comuni di Mentana e Fonte Nuova, si sviluppa per 827 ettari in un ambiente collinare con quote di poco superiori ai 200 metri ed è formata dalle zone verdi di Macchia Trentani, Valle Cavallara, Macchia Mancini, dall'area archeologica di Monte d'Oro, da una parte di Casali di Mentana e dal centro storico di Mentana e dall'area agricola di Monte Pizzuto. Racchiude aree destinate a diversi usi: frammenti di bosco a latifoglie decidue – come Macchia Mancini, Valle Cavallara, Parco Trentani – che si alternano a oliveti, seminativi, … leggi tutto

La Riserva, nel territorio dei Comuni di Mentana e Fonte Nuova, si sviluppa per 827 ettari in un ambiente collinare con quote di poco superiori ai 200 metri ed è formata dalle zone verdi di Macchia Trentani, Valle Cavallara, Macchia Mancini, dall’area archeologica di Monte d’Oro, da una parte di Casali di Mentana e dal centro storico di Mentana e dall’area agricola di Monte Pizzuto. Racchiude aree destinate a diversi usi: frammenti di bosco a latifoglie decidue – come Macchia Mancini, Valle Cavallara, Parco Trentani – che si alternano a oliveti, seminativi, colture e zone urbane. L’area si trova in una fascia di passaggio tra l’antico paesaggio fluviale della Valle del Tevere e il limite occidentale dell’area dei Monti Cornicolani, caratterizzata da una stretta connessione tra i valori naturalistici e quelli archeologici, in un contesto territoriale fortemente degradato.

L’elemento naturalistico prioritario da proteggere nella Riserva è l’insieme delle comunità vegetali forestali ed erbacee legate al reticolo idrografico e al substrato alluvionale, riconducibile agli ambienti naturali che si sono evoluti lungo il corso del fiume Tevere, dei suoi meandri e dei suoi affluenti. Le pratiche agricole e la regimazione delle acque hanno, in generale, ridotto notevolmente la vegetazione legata ai sedimenti depositati dai corsi d’acqua e ad alta disponibilità idrica; pertanto le testimonianze di un’antica e più estesa vegetazione igrofila sono oggetto di interesse dal punto di vista della tutela, ovunque si rinvengano.

Caratteristica importante dell’area è quella di rappresentare una zona di transizione bioclimatica, geomorfologica e ambientale tra l’ultimo lembo appenninico e il fronte più esterno dell’agro romano, limite tra i due differenti ambienti della regione mediterranea e di quella temperata, con variazioni anche consistenti del quadro complessivo: vi si ritrova, pertanto, un sistema ecologico di grande valore con differenti specie faunistiche e floristiche e un variegato sistema fitoclimatico.

Nulla osta: Art. 28 della L.R. 29/97: “Il rilascio di concessioni od autorizzazioni, relativo ad interventi, impianti ed opere all’interno dell’area naturale protetta, è sottoposto a preventivo nulla osta dell’ente di gestione ai sensi dell’art. 13, commi 1, 2 e 4, della L. 394/1991.” Scarica le modalità per la concessione del nulla osta. la riserva è satat istituita con L.R. 6 ottobre 1997, n. 29 (B.U.R. 10 novembre 1997, n. 31 S.O. n. 2)

FLORA

Di grande valenza naturalistica sono le zone umide e i fossi, lungo i quali si sono depositati sedimenti alluvionali limo-argillosi e si è sviluppata una estesa vegetazione igrofila. In prossimità delle linee di impluvio sono presenti l’olmo campestre (Ulmus minor), l’olmo montano (Ulmus glabra) e il rovo comune (Rubus ulmifolius); in corrispondenza di accumuli d’acqua vegetano il fico (Ficus carica), il sambuco (Sambucus nigra) e l’equiseto massimo (Equisetum telmateja). Molte le specie erbacee favorite dall’accumulo di nitrati, come la bietola (Beta vulgaris) e il giaggiolo puzzolente (Iris foetidissima). Altre specie frequenti sono il luppolo (Humulus lupulus) e la menta (Menta suaveolens).

Individui isolati o esigui raggruppamenti di salice (Salix alba) e di pioppo nero (Populus nigra) si rinvengono con scarsa frequenza, in genere alla confluenza di due o più linee di impluvio, dove il ristagno d’acqua maggiore (Fosso M. Mancini, V. Cavallara, depuratore F. Trentani). Molto più raramente appaiono individui di pioppo bianco (Populus alba) ed esigui popolamenti di carice maggiore (Carex pendula). La presenza di tali residui testimonia il persistere di processi naturali di ricostituzione della vegetazione igrofila originaria, drasticamente ridotta nel Lazio dalla regimazione delle acque e dalle bonifiche.

Ad esclusione del bosco mesofilo di Parco Trentani – Selva Cavalieri, i frammenti forestali sparsi nel territorio della Riserva sono costituiti da cerrete. L’albero dominante è il cerro (Quercus cerris), accompagnato da carpino orientale (Carpinus orientalis), orniello (Fraxinus ornus), acero oppio (Acer campestre), a volte carpino nero (Ostrya carpinifolia), corniolo (Cornus mas), evonimo (Euonymus europaeus), edera (Hedera helix), caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca) e, fra le erbacee, l’euforbia delle faggete (Euphorbia amygdaloides).

Fra Colle Cialtroni e il depuratore di Fondo Trentani, si trovano le ultime tracce di continuità con la vegetazione dell’area cornicolana, testimoniata in particolare dalla presenza della specie protetta dello storace (Styrax officinalis L.) “elemento essenziale delle biocenosi del territorio laziale” ai sensi della L.R. 61/74, art. 3.

FAUNA

Il territorio della Riserva naturale di Nomentum si presenta come un’area estremamente variegata e frammentata: la presenza di numerosi corsi d’acqua la rende idonea ad ospitare svariate specie di rettili ed anfibi mentre nella zona forestale, nelle aree steppiche e nei coltivi sono presenti molte specie di piccoli mammiferi e di uccelli.

L’erpetofauna comprende specie quali, tra gli anfibi, la rana verde minore (Pelophylax lessonae), il rospo comune (Bufo bufo), il rospo smeraldino (Bufo viridis), i tritoni (Triturus carnifer e T. vulgaris) e, tra i rettili, il ramarro (Lacerta viridis), le lucertole (Podarcis muralis, P. sicula), la biscia d’acqua (Natrix natrix) e il biacco (Hierophis viridiflavus). Lungo i corsi d’acqua è stata rinvenuta la rara salamandrina dagli occhiali (Salamandrina tergiditata), interessante endemismo appenninico descritto dal Conte di Lacépède nel 1788. Questo piccolo Urodelo generalmente notturno, dalla caratteristica colorazione rosso vivo di parte degli arti e della coda, vive nei boschi di querce e misti. E’ una delle specie di Anfibi di interesse comunitario indicatrice di ambienti con un buon grado di naturalità.

Tra i mammiferi presenti all’interno della riserva si possono osservare la volpe (Vulpes vulpes), il ghiro (Myoxus glis), la donnola (Mustela nivalis) e la faina (Martes foina), mentre tra gli insettivori è rilevante la presenza del riccio (Erinaceus europeus), della talpa (Talpa romana) e di numerose specie di roditori e di toporagni. Tracce di istrice (Hystrix cristata) sono state rinvenute in varie aree forestali tra cui M. San Biagio e Macchia Mancini.

L’avifauna è riccamente rappresentata e rispetta quella tipica dell’Italia centrale. Le caratteristiche fisionomico-strutturali del bosco Trentani consentono l’insediamento di comunità complesse: tra i piciformi è presente il picchio rosso maggiore (Picoides maior), il picchio verde (Picus viridis) e il picchio muratore (Sitta europea). Quest’ultima specie è estremamente vulnerabile alla frammentazione ed all’isolamento del proprio abitata, conseguentemente è sempre più rara e localizzata nelle aree planiziarie e collinari. Il suo rinvenimento costituisce un dato di grande valore ecologico, ma che mette in guardia circa la vulnerabilità del bosco Trentani, dove è stata segnalata. I passeriformi sono rappresentati da svariate specie tipicamente forestali quali lo scricciolo (Troglodytes troglodites), la cinciallegra (Parus major), la cinciarella (Parus caerulus), l’usignolo (Luscinia megarhynchos), il fringuello (Fringilla coelebs), l’upupa (Upupa epops). Tra i rapaci notturni che nidificano nell’area si possono udire la civetta (Athene noctua), l’allocco (Strix aluco) e l?assiolo (Otus scops) mentre nelle ore diurne è possibile avvistare il gheppio (Falco tinnunculus) e la poiana (Buteo buteo).

GEOLOGIA

Il territorio presenta una morfologia di tipo collinoso con basse quote, comprese tra 60 e 200 m. s.l.m. Nella zona affiorano prevalentemente terreni sedimentari del ciclo marino plio-pleistocenico, il cui litotipo principale è rappresentato da sabbie e argille, sovrastanti la formazione pliocenica delle argille azzurre, localizzate esclusivamente nella parte meridionale dell’area protetta.

Sono, inoltre, presenti limitati affioramenti residuali di natura vulcanica, costituiti da tufi stratificati varicolori de La Storta e del Vulcano Laziale. All’interno delle valli dei fossi Trentani, Ormetta e Mancini, sono presenti sedimenti alluvionali a carattere limo-argilloso.

STORIA ED ARCHEOLOGIA

La Riserva prende il nome dalla città latino-sabina di Nomentum (IV secolo a.C.) della quale rimangono resti della cinta muraria in località Montedoro al km. 21,500 della via Nomentana. L’antico tracciato e parti del basolato della via romana sono ancora visibili.
L’odierno abitato di Mentana risale all’VIII secolo quando, in seguito all’invasione longobarda (712-744) dell’antica Nomentum, gli abitanti cominciarono a trasferirvisi in un processo poi continuato e diluito nel tempo fino all’abbandono definitivo dell’antico centro, avvenuto tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. La città fu sede di diocesi dal V secolo fino al 984, anno in cui costituì insieme alla diocesi foronovense l’unica e importante diocesi di Sabina. Con il pontificato di Gregorio VII (1073-1085) divenne possesso dei Monaci di San Paolo, passò poi ai Capocci (intorno al XIII secolo), agli Orsini (XV secolo), ai Peretti (fine XVI secolo) e infine ai Borghese. Nel 1867, nella piana a sud-est di Mentana, nei pressi di Conventino, avvenne lo storico scontro fra le truppe francesi e pontificie e i garibaldini che rimasero sconfitti. Questo evento, insieme ad altri legati al periodo dell’unità d’Italia, è ricordato nel Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la Liberazione di Roma (Via delle Mura 2, tel. 06/90627194).

Altri elementi di interesse storico-archeologico presenti nell’area sono:

– la Casa di Federico Zeri, nella zona di Casali, circondata da terrazze e giardini con vista sul Monte Gennaro e sul Terminillo, costruita dall’architetto Andrea Busiri Vici negli anni ’60 del XX secolo; si segnala soprattutto per l’enorme collezione di opere d’arte e di fotografie raccolte da Federico Zeri, scomparso nel 1998, e da lui donate all’Università di Bologna, che ha costituito un’apposita Fondazione per la loro conservazione.

– il Romitorio, in cui si trova la villa Dominedò, costruita intorno alla metà del Novecento sul luogo dove si trovava in origine la Chiesa del Buonconsiglio o di Santa Maria in Via, affidata ad un Eremita (da cui il nome Romitorio del luogo) all’epoca della sua ricostruzione intorno al 1600.

– La Torre delle torri, che si eleva oggi per un’altezza di circa 10 metri, apparteneva probabilmente ad un sistema di comunicazione e di difesa della zona sud e in particolare delle strade di collegamento tra la Nomentana e la Palombarese. Un’altra torre di vedetta permane sull’altura di Monte d’Oro, di notevole importanza strategica in quanto luogo fortificato più vicino a Mentana e con una visuale particolarmente ampia

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