Riserva Naturale Regionale

Monte Rufeno

Monte Rufeno

Uomo e territorio

La Riserva presenta con i suoi vasti boschi un manto lussureggiante che spicca nella campagna circostante, per il resto connotata nei suoi paesaggi – già più umbri o toscani che laziali – dai disboscamenti e dalla messa a coltura dei terreni. Più che un monte un colle, coi suoi 734 metri, il Rufeno è pure ricco nel suo territorio di antichi casali, alcuni dei quali ristrutturati dall'ente gestore della Riserva per ospitare i visitatori.

L'area è attualmente quasi del tutto priva di insediamenti umani e ricoperta da boschi, ma l'opera dell'uomo nel modellare il paesaggio è stata incisiva. Fino agli anni sessanta l'area era di proprietà privata, gestita in forma mezzadrile. I casali erano abitati da contadini che praticavano la coltura di vigneti, oliveti, cereali alternati a prati-pascoli per l'allevamento del bestiame. Al graduale abbandono, causato dei bassi redditi, seguì l'acquisizione del territorio da parte dell'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (A.S.F.D) e di conseguenza la pressione antropica diminuì sensibilmente.

L'A.S.F.D. eseguì estese opere di rimboschimento con conifere alloctone sugli ex coltivi, mentre il bosco ceduo, in precedenza intensamente utilizzato, fu lasciato invecchiare. Nel 1977 avvenne il trasferimento alla Regione Lazio e, in seguito nel 1983, l'istituzione della Riserva Naturale Regionale Monte Rufeno.

Storia del territorio

Acquapendente è stata a lungo un luogo di tappa importante sulla via di pellegrinaggio verso Roma e la Terrasanta, anzi gli storici locali collocano la fondazione stessa della cittadina tra il IX e il X secolo motivandola proprio con la presenza nell'area del tracciato della via Francigena. A indicarlo, d'altronde, è anche la dedicazione al Santo Sepolcro di una delle sue molte chiese, eretta accanto all'omonimo monastero e divenuta cattedrale. Il monastero dipendeva direttamente dal Santo Sepolcro di Gerusalemme e vi era connessa una casa di Templari.

Nell'interessante nucleo urbano di Acquapendente sorgono palazzi per lo più cinquecenteschi e chiese come quella di San Francesco, con attiguo campanile. Ai margini del centro storico sono il Duomo, di originarie forme romaniche ma in seguito più volte rimaneggiato. L'interno ospita, tra gli altri, un coro ligneo intagliato del Seicento e una terracotta smaltata di Jacopo Beneventano (1522). Ma è la cripta la sorpresa maggiore: a nove navate, suddivise da basse colonne con ricchi capitelli romanici. Con un po' di fantasia vi si possono ancora scorgere in preghiera gli antichi pellegrini in viaggio verso Roma, come secoli fa. Di fronte al duomo sorge la bella torre Julia de' Jacopo, testimonianza dell'antica cinta muraria, dove ha sede il centro visite della Riserva. Nel settore meridionale dell'Area Protetta sorge il minuscolo e gradevole borgo di Torre Alfina, dominato da un vistoso castello turrito ricostruito in forme medievali nell'Ottocento, di proprietà privata. Infine, sul fiume Paglia, alle porte dell'abitato di Acquapendente si ammira il grande Ponte Gregoriano a cinque archi, lungo circa 250 metri: l'arco mediano è quel che resta del ponte eretto nel 1578-80 su progetto di Domenico Fontana da papa Gregorio XIII, in sostituzione di uno di legno ormai in cattivo stato. Seguendo il fiume, la Francigena saliva poi verso Radicofani e la rocca di Ghino di Tacco, le cui imprese furono celebrate da Dante (nel Purgatorio) e Boccaccio (nel Decamerone).Abbazia del Santo Sepolcro

La festa dei Pugnaloni

E' la festa dei colori e dei profumi ed ha luogo nella terza domenica di Maggio, da otto secoli a questa parte. Si lega a un evento storico preciso, la cacciata dell'oppressore Federico I Barbarossa nel 1166 Si narra infatti che la Madonna del Fiore, apparendo miracolosamente a due contadini, diede al popolo di Acquapendente la forza di ribellarsi al luogotenente di Federico Barbarossa, che tiranneggiava sulla cittadina. E gli aquesiani, così si chiamano i cittadini di Acquapendente, da allora in segno di ringraziamento compongono grandi pannelli di 3,60 x 2,60 metri realizzati con fiori, petali e foglie raccolti nelle campagne circostanti. Selezionati in precedenza sulla base dei bozzetti presentati a una giuria, i quadri vengono esposti alla domenica mattina negli angoli più caratteristici del centro storico. Nel pomeriggio vengono spostati nella piazza del Duomo, dove si fanno ammirare fino alla finale processione, al termine della quale vengono portati nella cattedrale dove resteranno tutto l'anno fino all'edizione successiva della festa.

A luglio nel borgo di Torre Alfina ha luogo un Blues Festival.

Ad agosto si svolge la Fiera di San Bartolomeo.