Riserva Naturale Regionale

Decima Malafede

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Uomo e territorio in Riserva Naturale Regionale Decima Malafede

Uomo e territorio

L'agricoltura è l'attività più diffusa. Svolge nell'area un importante ruolo di manutenzione del territorio e di presidio rispetto alla pressione urbana e alle tentazioni di reperire aree edificabili a basso costo. Significativa è a questo proposito la vicenda della principale azienda biologica della Riserva, sviluppatasi con la caratteristica di town-farm, per la straordinaria vivacità delle attività complementari e di servizio, per la vendita diretta di prodotti, per la capacità di animare e catalizzare eventi e iniziative. L'azienda sorge su terreni che il Comune di Roma aveva destinato a edilizia economica e popolare negli anni '80. Dalla sollevazione contro la sciagurata previsione urbanistica è nata la cooperativa agricola che oggi gestisce i terreni e apre al pubblico le sue strutture, restituendo un servizio di valore inestimabile alla comunità urbana.

E' proprio in nome del patto tra ambiente e agricoltura, che assume certamente uno speciale significato in ambito metropolitano, che si sviluppano le previsioni del piano di Decima Malafede .

Storia del territorio

La storia di questo territorio parte dal paleolitico medio, quando bande di cacciatori-raccoglitori giunsero qui attirati dalla grande concentrazione di fauna, testimoniata dai ritrovamenti di fossili e utensili di pietra, scoperti in grande quantità al Quartaccio. Nei periodi successivi, dal Neolitico all'Età del Ferro (X-VIII sec. a.C.), la presenza umana fu costante. Al periodo romano appartengono numerosi insediamenti sparsi un po' ovunque e le strade (Laurentina, Ardeatina, Lavinate e i raccordi che le uniscono). Con la caduta dell'Impero Romano, Decima condivide la decadenza del resto dell'Agro, fino a quando i papi Zaccaria e Adriano riorganizzano il territorio in Domuscultae, distretti agricoli organizzati attorno ad un centro. In località Zolforata sorgeva la Domuscultae Calvisciana. A partire dal X secolo torri e castelli iniziano a dominare le valli: oggi rimane la torre di Perna, la torre Spaccata, la torre di Vallerano e quella dei Monti di Leva, e i Castelli di Decima, dei Monti di Leva e Castel Romano. Nel XVI secolo, venute meno le necessità militari, i castelli e le torri si trasformano in case di caccia e residenze agricole. In questo periodo inizia la decadenza del territorio dovuta alle mutate condizioni socio-economiche e politiche del tempo. Ha inizio un progressivo abbandono delle coltivazioni a causa dello spopolamento e dell'insorgenza della malaria diffusa fino ai primi anni del secolo scorso.

Nel 1972 durante i lavori di rifacimento della via Pontina, vennero scoperte delle tombe arcaiche che avrebbero svelato in seguito l'esistenza di una vasta necropoli, appartenente ad un abitato dell'eta del ferro. L'abitato che sorgeva sulla collina adiacente e del quale ancora oggi sono visibili tratti delle fortificazioni, è forse l'antica Politorum distrutta dai Romani durante la loro espansione verso il mare.

In epoca imperiale il territorio fu costellato di ville poi trasformatesi, in periodo altomedievale, in grandi casali, in edifici fortificati e torri in grado di assicurare il controllo del territorio e delle strade. Oggi il monumento più noto della Riserva è la grande Torre di Perna. E' un'antica torre medievale (Perna era un nome di donna a quel tempo diffuso nell'Agro), costruita in scaglioni di selce e munita, anticamente, di un recinto difensivo. Nel XVI secolo venne mozzata e dotata di due corpi laterali per essere trasformata in casa di caccia. Sul retro c'è una piccola chiesa rinascimentale sconsacrata, dove, secondo la leggenda, fu ucciso un sacerdote.

Quanto al castello dei Monti della Leva, complesso medievale fortificato (Castrum Montis Olibani), prende il nome dall'incenso (Olibanum ) che veniva acquistato per le chiese di tutta Roma grazie ai proventi di questa tenuta. Ampiamente rimaneggiato nel XVIII secolo, oggi poco rimane dell'antico castello. Sulla collina di fronte, una pittoresca torre di avvistamento, oggi abitata da numerosi rapaci, domina la valle.

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