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10 Luglio 2015

Rete Regionale di Monitoraggio del Moscardino

L’ARP Lazio (Agenzia Regionale Parchi), ha avviato le procedure per l’istituzione della “Rete Regionale di Monitoraggio del Moscardino (Muscardinus avellanarius) ai sensi della DGR 497/2007. Costituzione della rete di monitoraggio naturalistico ispettivo ex direttive comunitarie Natura 2000, individuazione dei Referenti e approvazione del Documento Tecnico di Monitoraggio”.
Il Parco Regionale dei Castelli Romani è tra le aree protette del Lazio che hanno aderito al monitoraggio e che contribuiranno alla realizzazione del progetto coordinato dall’Agenzia Regionale Parchi; il primo incontro, di tipo pratico/organizzativo, è in programma il 29 luglio 2015 presso la sede della Riserva naturale Valle del Treja.
Il Moscardino è un roditore arboricolo della famiglia dei gliridi  (Gliridae), in Italia è presente in tutta la penisola, ed è specie di interesse comunitario ai sensi della Direttiva 92/43/CEE, sottoposta a tutela rigorosa in tutta Europa dall’articolo 12 e dal relativo allegato IV della medesima direttiva.
Il Moscardino è strettamente legato agli ambienti forestali, in particolare necessita di boschi ad alta diversità strutturale e specifica, molto sensibile alla qualità dell’habitat in cui si trova a vivere ed alla frammentazione ambientale. Queste esigenze ecologiche, fanno del Moscardino un efficace indicatore ambientale in termini di qualità e quantità di habitat, frammentazione e qualità della gestione selvicolturale.
Il monitoraggio del Moscardino nelle aree protette del Lazio e nei siti della Rete Natura 2000, persegue i seguenti obiettivi: raccogliere dati sulla distribuzione della specie verificandone lo stato di conservazione, ricavare informazioni su qualità e quantità di habitat utilizzati, identificare le possibili aree source per il mantenimento di tali popolazioni, costruire un dialogo con le aree protette sulla conservazione della biodiversità utilizzando il Moscardino come specie bandiera.
L’indagine  avverrà mediante il controllo periodico di cassette nido, metodo già ampiamente sperimentato in Europa che prevede il rilevamento di dati con visite periodiche alle cassette (circa due volte l’anno), per ottenere informazioni sulla presenza della specie, la biologia riproduttiva e, se si marcano gli individui, anche su densità e abbondanza relativa. Inoltre il monitoraggio con le cassette nido si presta per essere inserito fra i programmi a lungo termine, particolarmente utile per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici, della gestione selvicolturale e altri fattori che agiscono su scala temporale medio-lunga.

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