Riserva Naturale Regionale

Antiche città di Fregellae, Fabrateria Nova e Lago di San Giovanni Incarico

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Trovate 15 strutture

  • Strutture del Parco

    Palazzo Caetani - Fondi

    Complesso monumentale di alto pregio storico e artistico è stato per gran parte acquistato dalla Regione Lazio, che ne ha curato il recupero e la valorizzazione restaurando, ad esempio, gli interessanti lacerti degli affreschi scoperti nella "camera picta". Prima del XII secolo i dati circa l’ubicazione e le caratteristiche della residenza dei signori di Fondi sono quasi inesistenti. Sappiamo, infatti, che dal 984 al 1140 un ramo della famiglia dei duchi di Gaeta governò senza interruzioni il “ducato” autonomo di Fondi, ma non è possibile per ora accertare dove abitavano i duchi o consoli fondani. Dopo il 1140 i dell’Aquila, signori normanni investiti della contea di Fondi, eressero un torrione quadrangolare con funzioni residenza-fortezza, ma di un vero e proprio palatium signorile in questa città si può parlare solo con l’avvento del conte Roffredo Caetani nel 1299. La dimora comitale viene alla ribalta europea sotto Onorato I Caetani, il quale proprio lì ospita il conclave che nel 1378 elegge il pontefice Clemente VII, dando inizio allo scisma d’Occidente; e per circa un anno quelle stanze fungono da palatium papale, sede dell’antipapa e della sua curia. Ma il periodo di massimo splendore del palazzo Caetani di Fondi coincide con la stagione quattrocentesca in cui ‒ grazie a un’accorta politica di fedeltà ai sovrani di Napoli, angioini e poi aragonesi – Cristoforo e Onorato II Caetani innalzano ad altissimi livelli la ricchezza e il prestigio del ramo napoletano della Domus Caietana. Fondi divenne il centro di direzione politica e amministrativa di un rilevante complesso di feudi e il palazzo, più volte ingrandito e abbellito, assunse il valore di emblema della grandezza raggiunta dalla famiglia. A Cristoforo Caetani ‒ conte dal 1423 al 1441 ‒ è da attribuire un ruolo importante nel rifacimento di quello che i documenti coevi chiamano il magnum palatium, il cui nucleo originario, addossato alle mura romane e al torrione normanno, si espande verso la piazza antistante alla cattedrale. Tuttavia fu il conte Onorato II, figlio di Cristoforo, a dare al palazzo l’impronta che esso ancora conserva: rinnovò la decorazione lapidea commissionando le finestre in stile tardogotico aragonese – che tuttora si possono ammirare – e i portalini di gusto rinascimentale che adornavano il suo appartamento privato. Rinnovò anche la cappella e fece installare nella “sala grande” e nelle sue stanze i camini recanti il nuovo stemma dei Gaetani d’Aragona, ottenuto per privilegio reale nel 1466. Dopo la fioritura quattrocentesca, con l’allontanamento dei Gaetani d’Aragona da Fondi, ha inizio per il palazzo un periodo di costante declino, interrotto forse dal breve periodo (1526-1535) in cui la contessa Giulia Gonzaga ne fece la propria dimora abituale, talora insieme alla figliastra Isabella Colonna e al nipote Vespasiano Gonzaga Colonna, che a Fondi nacque nel 1531. Su questo processo di lenta decadenza incise in modo traumatico l’incendio divampato – a quanto pare – il 24 dicembre 1798 in occasione dell’entrata delle truppe francesi nella città. Le fiamme investirono, presumibilmente, la sala grande e le camere adiacenti, provocando danni tali che i principi Di Sangro, ‒ allora signori di Fondi ‒ preferirono chiudere quell’ala dell’edificio. Il degrado dell’edificio si accentuò agli inizi dello scorso secolo, con la vendita a privati e il successivo frazionamento. Bisogna ringraziare Gelasio Caetani, venuto Fondi nel 1925, per l’avventuroso recupero di numerose mensole lignee quattrocentesche scolpite, provenienti dai soffitti di alcuni ambienti del palazzo, ora custodite presso il Museo di Roma e la Fondazione Roffredo Caetani. Fortunatamente, questo complesso monumentale di alto pregio storico e artistico è stato per gran parte acquistato dalla Regione Lazio, che ne ha curato il recupero e la valorizzazione restaurando, ad esempio, gli interessanti lacerti degli affreschi scoperti nella camera picta, che da oltre un decennio sono al centro dell’attenzione degli storici dell’arte come uno dei pochi esempi di ciclo pittorico “profano” in area laziale.
    Corso Appio Claudio, 3 - 04022 - Fondi (LT) 0771513644 0771521762 parchilazio.it
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    Complesso di San Domenico Fondi

    Il complesso conventuale di San Domenico sorge ai confini del castrum romano di cui ingloba le mura. Se ne ha menzione già nel 935 quando la città di Fondi da Ducato divenne Contea. Il Convento con l’annessa chiesa fu donato al Patriarca San Domenico dai Benedettini dell’antica Abbazia di San Magno (6° secolo D.C.) per volere del Conte Ruggiero dell’Aquila che si occupò del primo restauro (XII secolo). Un secondo restauro, risalente al 1466 fu operato dal Conte Onorato Caetani II, a lui si deve anche il restauro dell’annesso chiostro quadrato, con ampio portico a bassi pilastri ottagonali e ad archi ogivali formato da 23 colonne (20 ottagonali e 3 rotonde) che sostengono gli archi della terrazza e che circondano un giardino. Il Convento viene citato spesso nella bibliografia locale in riferimento ai soggiorni che qui ebbe frequentemente San Tommaso d’Aquino in seguito ai numerosi pellegrinaggi nella città di Fondi per far visita alla sorella, moglie del Conte Ruggiero dell’Aquila. La Chiesa trasformata successivamente in sala capitolare mostra un interessante portale e due finestre, delle quali una con traforo gotico e l’altra a lancia. Nella cappella attigua alla sala capitolare, vennero conservate per breve tempo (1274) le sue spoglie portatevi da Fossanova, prima che il papa Urbano V ne ordinasse il trasporto a Tolosa (Francia), come ricordano due lapidi. L’analisi degli elementi architettonici, scultorei e pittorici permette di poter evidenziare almeno cinque periodi di datazione della stessa: -1° periodo: databile tra il VII e il X sec. D.C. in riferimento ai bassorilievi presenti nel lavabo riutilizzato nella Chiesa di S. Domenico e nella parte di altare proveniente da questo monumento e conservata nel museo civico. Oltre a ciò vi sono anche tracce di affreschi riconducibili alla stessa epoca; – 2° periodo: databile tra l’XI e il XIV sec. D.C. in riferimento sia ad alcuni elementi architettonici che a diverse tracce di affreschi; – 3° periodo: databile al XV sec. D.C. in riferimento ad alcuni elementi architettonici quali le volte a vela “impiantate” su preesistenti strutture e al portale e alle finestre in stile gotico – catalano, realizzati con la ristrutturazione voluta da Onorato II Caetani; – 4° periodo: databile al XIX sec. D.C. in riferimento alle pareti di chiusura degli archi e agli stucchi della Cappella di S. Tommaso; – 5° periodo: databile ai primi anni del XX sec. D.C. in riferimento all’altare di marmo ed al pavimento della Cappella di S. Tommaso. Altre figure hanno lasciato il segno nella memoria del convento: Benedetto XIII vi trascorse una notte, durante un suo viaggio verso Benevento nel 1727, ed ancora nel 1729, quando figura che vi ripassò in occasione del III concilio provinciale, che si tenne sempre nella provincia campana. Nel 1807 Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, espulse i domenicani dal convento, che fu caserma militare dal 1819 al 1826. Nel 1826, i frati Spedalieri di S. Giovanni di Dio acquistarono e restaurarono il convento a loro spese, con la somma di 500 ducati e dal 1830 vi trasferirono la loro casa religiosa e l’ospedale che gestivano a Fondi con il nome di Santa Maria della Sanità: l’istituzione rappresentava il secondo nosocomio creato, dopo quello di Napoli, nel regno del meridione d’Italia dai Fatebenefratelli. Per effetto delle leggi sull’incameramento dei beni ecclesiastici del 1850, del 1853, del 1866,e del 1867 il convento e la gestione dell’ospedale San Giovanni di Dio passarono al Comune di Fondi. A seguito della creazione del nuovo complesso ospedaliero in Via S. Magno, per il quale è stata conservata la denominazione di “S. Giovanni di Dio”, l’ex convento è stato lasciato il 7 luglio del 1997, dopo 167 anni di ininterrotta attività ospedaliera. Descrizione dei luoghi Attualmente il complesso conventuale è stato parzialmente restaurato ed adibito a “Polo ambientale – culturale: Centro di documentazione sul Neorealismo, laboratorio dell’audiovisivo, antiquarium, archivio storico, Chiesa S. Tommaso D’aquino”. Dispone di: Auditorium polivalente particolarmente attrezzato come sala cinematografica dotata di cabina di proiezione (78 posti a sedere) con annessi servizi e foyer; 2 ampi saloni, predisposti per mostre e convegni; 1 reception; 3 stanze uso ufficio. Il chiostro è fruibile per eventi all’aperto.
    Largo Luigi Fortunato - 04022 - Fondi (LT) 0771513644 0771521762 parchilazio.it
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    Museo del Medioevo Ebraico

    Il Museo Ebraico è nato per valorizzare la Giudea, l’antico quartiere ebraico di Fondi e quella che si presume essere l’antica sinagoga, la cosiddetta “Casa degli spiriti”. L’intento è di recuperare e valorizzare la memoria e le testimonianze della presenza di tale comunità assente dalla città di Fondi da circa 500 anni, che probabilmente si stabilì in zona già dalla tarda antichità e vi restò fino alla metà del 1500 circa. Il Museo Ebraico potrà rappresentare un ulteriore elemento di interesse del territorio e un centro promotore di eventi culturali, di attività didattiche ed altre iniziative, tra cui quelle di sostegno agli studi e alle ricerche storiche nel settore. Lo spazio espositivo è stato ricavato negli stessi locali della probabile antica sinagoga. Sono state allestite cinque sale, disposte su due piani, arricchite da preziosi tessuti, da arredi in legno di pregio, alcuni dei quali intarsiati a mano. Gli oggetti in mostra consistono in riproduzioni o in manufatti provenienti da varie regioni del mondo e consentono di approfondire diversi aspetti della cultura ebraica. Costo del biglietto d’ingresso: € 1.00 a persona Articolazione del Museo: SALA 1 GLI EBREI. STORIA E CRONOLOGIA. Si ripercorre la storia dell’antico popolo ebraico dalle origini, fino a trattare il tema della presenza ebraica nel centro-sud Italia fino al 1550. SALA 2 GLI EBREI A FONDI. Si riportano le testimonianze sulla presenza ebraica a Fondi nel medioevo. Si approfondiscono alcuni aspetti della vita quotidiana che caratterizzano la cultura ebraica, come ad esempio le regole dell’alimentazione, le principali festività nonché le tappe significative della vita di un individuo nella società ebraica. SALA 3 I LUOGHI DI CULTO. In questa sala è stato riprodotto l’ambiente di una sinagoga medievale. I pannelli forniscono notizie sulle sinagoghe medievali e sulla sinagoga di Fondi; sono inoltre esposti e descritti gli oggetti in uso nella liturgia ebraica. SALA 4 L’ARTE DELLA TESSITURA E LA TECNICA DELLA TINTURA. Viene sottolineata l’importanza di tale attività commerciale nella vita della comunità ebraica, la ricaduta positiva nell'ambito dell’economia, tenendo conto dell‘alto valore artistico di tale mestiere. SALA 5 ATTIVITÀ IN CAMPO FINANZIARIO DEGLI EBREI DALLE ORIGINI AL 1500 NELL'ITALIA CENTRALE E MERIDIONALE. Anche le attività in campo finanziario sono state gestite e ben sviluppate dalla comunità ebraica stabilita a Fondi. Viene dato spazio anche all'arte medica, un’altra occupazione in cui gli ebrei si distinsero.
    Largo Elio Toaff - 9a - 04022 - Fondi (LT) 0771513644 0771521762 parchilazio.it
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    Villa Placitelli - Fondi

    Il complesso di “Villa Placitelli” sorge su un’altura in un sito di indubbio fascino su cui anticamente era stato innalzato un tempio dedicato a Iside, divenne poi con la diffusione del monachesimo occidentale nel V-VI secolo d.C. un cenobio proto benedettino. I resti delle precedenti epoche furono inglobati entro una Villa con annesso un giardino dal grande patrimonio floristico e caratterizzato da un aranceto. La tenuta si estende su un’area di circa 25 ettari, comprendente alcuni immobili, alcuni dei quali in corso di recupero funzionale, di impianti produttivi (agrumeto e oliveto), ed altre aree di interesse archeologico, storico e naturalistico. Il sito, per le sue specifiche caratteristiche, assume una particolare importanza dal punto di vista didattico e dimostrativo per attività di promozione ed educazione ambientale, attività produttive e sperimentali per la promozione dell’agricoltura biologica e per la tutela della biodiversità. Attualmente “Villa Placitelli” è così suddivisa: Piano Terra. Esterno: Ampio parco coltivabile, con spazi previsti per l’allevamento di animali a scopo didattico. Attualmente, si trovano nella Villa piante di Aranci, Limoni, Mandarini, Clementina, ed un uliveto. Vi è inoltre, all’esterno, una Cappella utilizzata in passato per cerimonie religiose. Primo ambiente (ingresso): si prevede qui il centro di accoglienza per visitatori, con ampi spazi in cui ricevere le scolaresche ed i gruppi; Secondo Ambiente (biblioteca): spazio dedicato allo studio con disponibilità di pubblicazioni e dati sul Parco dei Monti Ausoni, e postazioni multimediali di informazione. La sala è predisposta per conferenze, incontri con le scuole, ed attività didattiche. Primo piano. Torretta: Si trova al primo piano una torretta circondata da vetrate, utilizzabile come punto di osservazione sia paesaggistica, sia del cielo. In fase di allestimento con attrezzature necessarie. La Villa è stata in passato già sede di progetti naturalistici, e nell’anno 2015 è stata data in gestione a questo Parco, il quale sta dando inizio all’iter per qualificarla come Fattoria Didattica. La tenuta si estende su un’area di circa 25 ettari, comprendente alcuni immobili, alcuni dei quali in corso di recupero funzionale, di impianti produttivi (agrumeto e oliveto), ed altre aree di interesse archeologico, storico e naturalistico.
    Via Gegni - 1 - 04022 - Fondi (LT) 0771513644 0771521762 parchilazio.it
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    Monastero di San Magno Fondi

    Il monastero di San Magno rappresenta un importante patrimonio storico e culturale del basso Lazio. Il complesso religioso, in precedenza abbandonato e in forte stato di degrado, a partire dal 2000 è stato oggetto di lavori di restauro promossi dalla Regione Lazio e dal Parco Naturale dei Monti Aurunci, e contestualmente è stata avviata una campagna di indagini archeologiche. Grazie a questi interventi è stata data nuova vita a tutto il complesso monastico, consentendo in tal modo la fruizione pubblica ad uno dei luoghi più suggestivi del territorio. Il sito, infatti, inserito nel Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, ha potuto riacquisire la sua originaria funzione quale ambiente religioso e di culto, e attualmente si caratterizza anche come un’interessante attrattiva turistica, in quanto luogo di notevole fascino per la bellezza paesaggistica e per i suoi valori storici e artistici. Oltre alla chiesa rinascimentale, attualmente dedicata a San Benedetto, che conserva pregevoli affreschi, è stata riportata in luce parte della chiesa di età medievale caratterizzata anch’essa da una serie di affreschi tra cui spiccano quelli con scene di vita di San Benedetto. Inoltre il complesso include una foresteria ed un mulino ad acqua. La fondazione del monastero viene tradizionalmente collocata intorno al VI secolo d.C. ed il luogo è stato per lungo tempo legato al culto di San Magno. Il monastero sorge in un sito frequentato a partire dall’età romana, di cui restano elementi strutturali ancora visibili, fino al XIX secolo. La presenza di una sorgente di acqua limpidissima, che sgorga abbondante durante tutto l’anno alla base delle mura del monastero, conferisce a tutto il complesso un fascino straordinario. Il cenobio di San Magno nelle fonti scritte è al momento attestato almeno dalla fine del X secolo d.C. In base alle evidenze archeologiche si è ipotizzato che la costruzione della chiesa medievale possa essere collocata a partire dal X secolo d.C. circa. Verso l’inizio del 1500, per volere di Prospero Colonna, conte di Fondi, è stata effettuata una ristrutturazione del complesso. Il monastero ha rappresentato per secoli un fondamentale luogo di culto e di aggregazione, acquisendo anche una certa importanza economica. Il declino del cenobio si avverte a partire dal 1600, finché non venne soppresso a causa dell’abolizione dei monasteri benedettini e cistercensi imposta da Giuseppe Bonaparte nel 1807. I beni inizialmente vengono acquistati dal Comune e dal Demanio e in seguito passarono ai privati, fino all’acquisizione da parte della Regione Lazio nel 2000 che ha portato al restauro e al recupero del complesso monastico.
    Via Valle Vigna - 04022 - Fondi (LT) 0771513644 0771521762 parchilazio.it
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    Camposoriano (Sonnino - Terracina)

    L’area di Camposoriano è ubicata nel territorio dei comuni di Sonnino e Terracina, l’area protetta è estesa per 974 ettari e denominata Monumento Naturale. Il territorio di Camposoriano è caratterizzato da una forte presenza di rocce carbonatiche e da un marcato intervento dell’acqua che lo ha modellato fino a determinare i caratteri paesistici dell’area percepibili dalla forma delle rocce calcaree di diverse sagome e dimensioni. Il Monumento Naturale è nato per la volontà di tutelare un paesaggio unico e suggestivo, risultato di processi erosivi e dell’azione secolare dell’uomo: esso rappresenta uno dei più significativi esempi di comprensorio carsico dell’intero bacino del mediterraneo e conserva gli aspetti significativi della vegetazione dei monti ausoni. Questa zona fu abitata sin dai tempi antichi da popolazioni dedite a caccia pastorizia e artigianato. L’ambiente montano di Camposoriano è uno dei sempre più rari spazi dove la natura convive in armonia con le comunità presenti come testimoniato dai vigneti di Moscato di Terracina e di Cesanese. Per render possibili tali coltivazioni, gran parte delle colline sono state terrazzate con muri a secco. Altre testimonianze storiche dell’attività umana sono le piccole strutture che ricordano la transumanza, chiamate “lestre” L’area di Camposoriano è ubicata nel territorio dei comuni di Sonnino e Terracina, l’area protetta è estesa per 974 ettari e denominata Monumento Naturale, è stata istituita con Legge Regionale n. 56 del 27/04/1985. La definizione di Monumento Naturale si trova all’interno della Legge Regionale n. 29 del 1997 che reca “norme in materia di Aree Naturali Protette Regionale” e che così cita: “per monumento naturale si intendono habitat o ambienti di limitata estensione, esemplari vetusti di piante, formazioni geologiche o paleontologiche che presentano caratteristiche di rilevante interesse naturalistico o scientifico”. Dal mese di aprile del 2002 è divenuta operativa una sede situata all’interno del Monumento Naturale; a partire dal 2008 Camposoriano è stato inserito nel Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, comprendente al suo interno altri tre Monumenti Naturali: “Lago di Fondi”, “Acquaviva – Cima del Monte – Quercia del Monaco” e “Giove Anxur”. La peculiarità di Camposoriano è costituita dall’ormai celeberrimo hum, denominato “Rava di San Domenico” o “Cattedrale”, un enorme masso calcareo finemente scolpito e modellato dalle acque meteoriche nel corso dei millenni, alto circa 18 mt, che si innalza maestoso al di sopra del pianoro carsico. Questa rilevante formazione geologica non è che l’aspetto più appariscente della grande depressione carsica (detta polje in linguaggio tecnico) che costituisce la conca di Camposoriano e che annovera in pochi ettari un campionario di fenomenologia carsica di grande valenza scientifica e geologica. Particolare menzione va fatta ai due inghiottitoi denominati Chiavica 1 di Zi Checca e Chiavica 2 di Zi Checca, profondi più di 100 mt ed esplorati da vari gruppi speleologici, straordinari esempi di carsismo ipogeo. Le due cavità carsiche, molto note alla popolazione locale, presentano al loro interno numerose concrezioni, tra cui una stalagmite alta oltre 3 mt.
    Via Camposoriano - 04019 - Terracina (LT) 0771513644 0771521762 parchilazio.it
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    Grotte di Pastena

    Inserite all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, le Grotte di Pastena sono definite tecnicamente come “grotte di attraversamento”, completamente percorribili (il ramo attivo solo da speleologi) dall’inghiottitoio fino alla risorgenza. L’inghiottitoio (l’attuale antro d’ingresso) nel quale si gettano le acque del fosso Mastro, è conosciuto da sempre dalla popolazione locale: alto 20 m e largo 12 m, le testimonianze del suo utilizzo, fin dalla preistoria, sono numerose. Nel 1868 fu teatro dell’eccidio degli ultimi seguaci del brigante Andreozzi che vi si erano rifugiati, inseguiti da gendarmi. Costretti ad arrendersi per fame, furono fucilati, mentre un seminarista da essi trattenuto in ostaggio moriva di spavento. Le grotte sono state esplorate nel 1926 dal barone Carlo Franchetti e da altri speleologi e rese turistiche già a partire dal 1927. Durante il secondo conflitto mondiale vi trovarono rifugio centinaia di profughi, fuggiti dai paesi circostanti. Il sito si divide in due percorsi principali costituiti da un ramo attivo inferiore e da un ramo fossile superiore, ed è considerato tra i maggiori complessi speleologici della nostra penisola e consente di ammirare le più interessanti forme del carsismo sotterraneo: maestose e suggestive sale, stalattiti, stalagmiti e colonne dalle forme bizzarre, laghetti e nelle stagioni più piovose fragorose cascate, che rendono la visita alle grotte un’esperienza emozionante. http://www.grottepastenacollepardo.it
    Via delle Grotte - 03020 - Pastena (FR) 0776546322 parchilazio.it
  • Strutture del Parco

    Grotte di Collepardo e Pozzo d'Antullo

    Inseriti all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, due geositi di straordinario interesse situati nel comune di Collepardo: LE GROTTE DI COLLEPARDO Le Grotte di Collepardo, visitata anche dalla Regina d’Italia Margherita di Savoia nel 1904, affascina con le maestose volte ricche di stalattiti multiformi, che spesso si collegano alle stalattiti che si innalzano verso di loro, in un processo lentissimo e ancora attivo (mediamente con una crescita che varia da minima di 1 mm ogni 20 anni ad 1 mm ogni 3 anni, a seconda della temperatura dell’aria e dell’intensità dello stillicidio, cioè dalla velocità di gocciolamento dell’acqua). Lo spettacolo delle stalattiti e stalagmiti è di un fascino ineguagliabile: per la singolarità delle forme che riecheggiano figure umane ed animali, furono denominate "Grotte dei Bambocci”. CAMPAGNE DI RILIEVO E CAMPIONAMENTO ARCHEOLOGICO Nei mesi di luglio 2014 e 2015 sono state effettuate all'interno delle Grotte due campagne di rilievo e campionamento archeologico, a cura dell'Università inglese di Durham, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, l'Università di Tor Vergata (Roma), l'Amministrazione Comunale e il Consorzio delle Grotte di Pastena e Collepardo. Già nel 2008 la grotta aveva restituito numerosi reperti umani, ceramici e faunistici risalenti alla media età del Bronzo, circa 3.500 anni fa. Durante le settimane di ricerca sono emersi dati interessantissimi, che contribuiranno alla comprensione della vita quotidiana e delle pratiche cultuali e funerarie delle comunità preistoriche che abitavano questo territorio. In particolare, la grande quantità di resti scheletrici documentati lascia ipotizzare che la grotta fosse utilizzata a scopo funerario. IL POZZO D’ANTULLO A circa 1 km dall'abitato di Collepardo, alle pendici dei monti La Monna e Rotonaria, nel complesso degli Ernici: è una grandiosa voragine di origine carsica (diametro superiore di circa 140 m, perimetro superiore 370 m, profondità circa 60 m) creatasi a seguito dello sprofondamento della volta di una grotta. Attualmente il punto più depresso della cavità e a -43 m, dove tra grandi massi franati dalla volta le acque piovane scompaiono in un cunicolo, impraticabile anche per gli speleologi. Le pareti strapiombanti presentano numerose stalattiti interessate ancora da stillicidio, alcune delle quali sono curve, generate probabilmente dal vento proveniente dai cunicoli laterali, che modifica la deposizione dei cristalli di calcare. Il fondo è coperto da una ricca e lussureggiante vegetazione, con alberi alti fino a 20 metri. Secondo un’antica tradizione e fino a qualche decennio fa dai pastori vi venivano calate le pecore e lasciate per mesi a pascolare. La voragine ha ispirato curiose leggende: una di esse narra che nel luogo dove è situato il pozzo, un tempo ci fosse un’aia dove alcuni contadini miscredenti, non onorando la festività della Madonna dell’Assunta, vollero battere il grano anche in questo giorno sacro. Per punirli la divina provvidenza fece sprofondare l’aia, dando vita all’enorme cavità. http://www.grottepastenacollepardo.it
    Via delle Grotte - 03010 - Collepardo (FR) 077547065 parchilazio.it
  • Enti Promozione al Turismo

    A.P.T. Frosinone (Azienda Promozione Turistica)

    Via Aldo Moro, 465 – Frosinone 0775/83381 apt.frosinone.it
  • Aree Archeologiche

    Chiesa di Santa Maria dell’Assunta (Amaseno)

    Bellissima chiesa collegiata di Santa Maria dell’Assunta. Consacrata l’8 settembre del 1177, come testimonia un manoscritto, può giustamente essere ritenuta uno dei primi monumenti dell’architettura gotico-cistercense esistente nel Lazio
    Piazza della Vittoria, 2 - 03021 - Amaseno (FR) 0775 65-021 comune.amaseno@pec-cap.it comune.amaseno.net
  • Spazi Espositivi

    Consorzio Sistema Museale Valle dei Liri

    via Civita Farnese 6, Arce 0776/529290
  • Aree Archeologiche

    Monastero di San Salvatore (Roccasecca dei Volsci)

    Situato Sul Colle San Salvatore, comune di Roccasecca dei Volsci. Il Monastero, di cui rimangono solo i ruderi, si trova sotto le pendici di Monte Alto.
    Piazza Umberto I, 9 - 04010 - Roccasecca dei Volsci (LT) 0773 920326 0773-920325
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