Monumento Naturale

Balza di Seppie

Uomo e territorio in Monumento Naturale Balza di Seppie

Uomo e territorio

Nel territorio della Valle dei Calanchi la proprietà fondiaria è frazionata in tanti piccoli appezzamenti, ma è anche caratterizzata da grandi proprietà. Le coltivazioni principali sono vigneti, oliveti, piante da frutto e seminativi, ai quali si affiancano numerosi allevamenti, prevalentemente di bovini, ovini e suini. 

L’utilizzo dei suoli ha prodotto nel tempo delle tipicità che oggi riscuotono vasto apprezzamento a livello internazionale. I contenuti del menù di un ristorante, così come gli effluvi che fuoriescono da una cantina, sono forse la migliore testimonianza di un mondo rurale che non esiste quasi più e di metodi di produzione dei beni scanditi dai ritmi della natura, anch’essi quasi del tutto consegnati alla storia, ma ben presenti nella pratica quotidiana delle persone.

L'azienda agricola "Montesu" che ospita il punto d'affaccio del Monumento Naturale "Balza di Seppie" produce un ottimo formaggio di pecora, fatto stagionare secondo consolidata sapienza in grotte naturali di tufo, per altro visitabili su richiesta. Nei pressi dell'aia, il punto vendita dei formaggi.
Per acquisti e prenotazioni contattare il titolare dell'azienda, Sebastiano Montesu: Cel. 340.7034097

E’ pertanto evidente che le principali voci dell’economia locale siano legate agli agro-ecosistemi presenti e alla loro gestione. Le notevoli pendenze dei versanti non hanno scoraggiato le popolazioni locali, che fin dall’antichità coltivano queste terre in modo sostenibile, anche attraverso la consociazione di colture, ricavandone prodotti di elevata qualità come il vino, l’olio e il miele. 


CENNI STORICI

La presenza dell’uomo nella Valle dei Calanchi è documentata fin dall’Età del Bronzo (in Italia, da 2300 a 800 anni a.C.); nelle epoche successive gli insediamenti abitativi dei periodi precedenti, prima etruschi, poi romani e dopo ancora goti e longobardi, si trasformarono in “castrum”, ovvero in borghi dalle caratteristiche architetture circondati da mura erette a loro protezione.

Come Lubriano, di origine medievale, adagiato su un lungo e stretto pianoro tufaceo e non a caso definito da un autore locale “castello orvietano del trecento”.

Nel lato della rupe esposto a meridione sono evidenti le numerose cavità di origine sia naturale che antropica, utilizzate anticamente come siti di sepoltura e in epoche successive come ricoveri per animali o addirittura, in caso di necessità, per scopi abitativi.

Coerentemente, la società locale è oggi formata in prevalenza da famiglie che portano nelle loro memorie i retaggi culturali di quella che fu la civiltà contadina di queste terre, allorché erano sistematicamente praticate la raccolta delle erbe e dei frutti spontanei, e il loro utilizzo per usi alimentari, medicinali, domestici e ludici. 

Si è formata così una fitta rete viaria di collegamento con i limitrofi nuclei abitativi. La viabilità rurale, le miti temperature primaverili e le numerose fioriture spontanee, le peculiari forme dei calanchi e delle forre che caratterizzano e modificano il paesaggio, rendono l’intera valle un affascinante sito escursionistico tanto attraente quanto ancora poco conosciuto ai più, e pertanto tutto da scoprire. 

(Testi a cura di Mirko Pacioni)


 

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