Parco Naturale Regionale

Monti Aurunci

Uomo e territorio in Parco Naturale Regionale Monti Aurunci

Uomo e territorio

Il paesaggio dei monti Aurunci ha subito una lenta e graduale trasformazione dovuta alle attività antropiche che hanno prodotto opere che hanno modellato il territorio come ad esempio i terrazzamenti e i muri a secco, detti macere, realizzati per la coltivazione di uliveti. La millenaria presenza umana sugli Aurunci è testimoniata ancora meglio dagli antichi monasteri e dai piccoli rifugi, dai resti di dimenticate città e dall'eco di passate leggende che segnano il territorio del parco.

Storia del territorio

Il territorio dei monti Aurunci si configura, già nel 1700, come terra di confine sospesa tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio. Questa condizione ha influenzato profondamente lo sviluppo e l'identità di coloro che abitavano queste zone montane e, nello stesso tempo, vicine al mare. L'economia della zona è sempre stata contraddistinta da una capacità di sussistenza, legata ai latifondi e ai contratti di mezzadria. Coloni e braccianti stagionali erano le figure portanti di questa struttura economica che si è protratta fino ai primi decenni del 1900 e in casi isolati fino agli anni '70 del secolo scorso. Nei borghi dell'entroterra e, in particolar modo nei paesi montani, le attività principali erano legate alla pastorizia e alla produzione casearia, con una particolare propensione alla stanzialità piuttosto che alla transumanza.

Le coltivazioni principali erano condizionate dalle possibilità del territorio sul quale i popoli stanziati sugli Aurunci hanno lavorato modellando le colline e le coste montane con la difficile creazione dei terrazzamenti, sorretti da muri a secco detti "macere" che per lo più venivano utilizzati per la coltivazione degli ulivi e delle viti. Molto ambiti i fondovalle carsici per la loro fertilità.

Il territorio dell'attuale parco si contraddistingue soprattutto per la varietà di climi e di paesaggi. Nei Comuni come Fondi, Itri e Formia la vicinanza al mare e le aree pianeggianti hanno segnato un percorso economico di maggiore rilievo volto alla pastorizia e all'agricoltura intensive, ma anche alla pesca, dando vita a mestieri coordinati come il tessitore di reti da pesca. Nei Comuni dell'entroterra si sono sviluppate altre capacità. Ad Ausonia si è affermata l'attività estrattiva delle cave di marmo di Coreno come è ben rappresentato dal Museo della Pietra, mentre a Pontecorvo la coltivazione del tabacco ha dato vita ad una economia florida che ha visto una sorta di industrializzazione ante litteram dell'attività agraria. La profonda influenza sui costumi e sui mestieri che la coltivazione del tabacco ha avuto sul territorio pontecorvese è testimoniata nelle sale del Museo del Tabacco.

Grazie alla sua vastità, posizione geografica e storia, il territorio del Parco è ricco di testimonianze archeologiche e artistiche. Tra le più sorprendenti e anche meno conosciute vi è un tratto della via Appia Antica, di recente recuperato grazie all'intervento del Parco e della Soprintendenza Archeologica del Lazio. Nel tratto di valico tra Fondi e Formia, infatti, è possibile ammirare le tracce dell'imponente tratto viario lungo la valle di S.Andrea per una lunghezza di tre chilometri e cioè dal km 125,8 al km 129,6 dell'Appia nuova, dove la strada antica e quella moderna rispettivamente si dividono e poi si ricongiungono. E' stato ricostruito anche il principale ponte di attraversamento della valle di età rinascimentale, distrutto durante l'ultima guerra mondiale. L'impianto stradale di età romana tornato così alla luce è imponente, e mostra un lastricato in basoli di basalto largo quattro metri e venti, più i marciapiedi laterali in battuto e i parapetti in opera quadrata. Nei tratti più spettacolari della gola, i terrazzamenti raggiungono i nove-dodici metri di altezza e mostrano differenti tecniche di realizzazione (in opera poligonale o quadrata) a testimonianza di ripetuti interventi di restauro e rifacimento nel corso della lunga storia della via. Sono venute alla luce, inoltre, resti delle piazzole attrezzate per la sosta e il ricovero di viandanti e mezzi.

Naturalmente il Parco offre molti altri punti d'interesse, come il santuario della Madonna del Piano presso Ausonia, i centri storici di Maranola e di Esperia superiore, soprattutto per gli scenografici ruderi del castello di Roccaguglielma, il piccolo centro di Spigno Saturnia superiore, lo stesso importante centro storico di Formia.

L'artigianato locale rappresenta un aspetto caratteristico della vita dei borghi dell'entroterra, con figure entrate nell'immaginario tradizionale come il fabbro, il ciabattino, le ricamatrici e le merlettaie, i vetrai e i falegnami, e soprattutto "gli strammari "- uomini e donne che lavoravano insieme alla realizzazione di manufatti di uso comune utilizzando l'ampelodesma, una pianta chiamata "stramma" nei dialetti locali - mestiere recuperato e valorizzato dal parco. Tra i mestieri scomparsi, quello dei "cannatari" pontecorvesi, artigiani che lavoravano la terracotta per farne anfore dette "cannate" e vasi, utensili di uso domestico e pignatte per la cottura dei cibi. Un intreccio di sapienze e abilità diverse influenzate dal territorio e dalle possibilità che esso offriva.

Parlare di tradizioni di un'area come quella del Parco, profondamente eterogenea, non è impresa facile. I Comuni che oggi costituiscono l'area protetta evidenziano differenze e peculiarità fin nel dialetto che in alcuni casi rivela la natura isolata dei suoi parlanti. Accenti, tonalità, lessico che spaziano dall'influenza ciociara e dell'agro romano a quella partenopea, fino a trovare, come nel caso del dialetto pontecorvese, un idioma caratteristico e unico per costruzione lessicale, suoni consonantici e regole grammaticali. In altri Comuni, come ad esempio Pico, il dialetto ha perso la propria identità caratterizzante anche grazie allo sviluppo del paese su un asse viario particolarmente frequentato nei secoli scorsi come la Civita Farnese.

Se gli idiomi locali sono facilmente identificabili per microaree linguistiche, è evidente una similitudine per quanto riguarda le musiche popolari e l'uso degli strumenti tradizionali tipici del mondo contadino come la zampogna, la fisarmonica, l'organetto e la ciaramella. Anche le danze tipiche, se pur con delle varianti, sono tutte assimilabili alla ballarella, versione locale della più famosa "tarantella".

L'aspetto portante di questo territorio è legato ad una particolare forma di "transumanza", quella religiosa. Sono ancora oggi vivi e sentiti i percorsi devozionali verso luoghi di culto, come il Santuario della Madonna della Civita o quello della Madonna del Colle, per non parlare dei pellegrinaggi in cui si spostava l'immagine del Santo in base alle stagioni e ai periodi della pastorizia.

Tra le figure tradizionali che sono parte integrante dell'immaginario collettivo del territorio, il famoso brigante Michele Pezza detto Fra' Diavolo di Itri o le donne dedite a forme di stregoneria, dette sul versante ciociaro "ciarmatrici" e sul versante pontino janare, figure che fanno parte di una locale mitologia tramandata oralmente.

Altre rilevanti tradizioni sono le processioni popolari di natura religiosa. Tra queste citiamo la Scalata di San Michele, con una processione in montagna che dal paese di Maranola accompagna la statua del santo fino a un eremo scavato nella roccia alle falde del monte Redentore. Ha luogo due volte l'anno, a giugno e a settembre. A maggio ad Esperia c'è la processione di San Clino. A giugno ci sono a Formia la processione sul lungomare in onore di S.Giovanni Battista, ad Itri l'Infiorata, a Campodimele la processione di S.Onofrio con sagra delle lumache e fiera del bestiame. A luglio a Minturno c'è la Sagra delle regne: i covoni di grano e ad Itri la festa di Maria SS. della Civita. Ad agosto Festa del mare a Gaeta, in onore della Madonna di Porto Salvo.