Riserva Naturale Regionale

Macchiatonda

Dalla Piscina al primo laghetto

Lasciata la piscina, si attraversa la parte orientale della zona di ripopolamento arboreo per arrivare, tra due piccoli ponticelli, al recinto delle tartarughe.

In mezzo ai prati e sul sentiero non è difficile osservare le tracce (impronti, feci, aculei) di alcuni mammiferi che, sopratutto al calar del sole, vagano in cerca di cibo.

Tra questi sono comuni la volpe e la donnola, ma anche l'istrice, abituale frequentatrice del boschetto di allori.

La seconda incannucciata verso la quale vi state ora dirigendo nasconde un piccolo bacino artificiale utilizzato per la didattica, ove i gruppi di studenti possono approfondire temi specifici risparmiando agli habitat più delicati una problematica convivenza con le scolaresche. Nei capanni di avvistamento è importante muoversi con cautela.

Entrate uno alla volta nel piccolo osservatorio, facendo il minimo rumore e cercando di non far uscire il vostro binocolo dalle feritoie (gli uccelli possono tollerare qualche piccolo rumore sospetto, ma non resistono di fronte alla vista di qualcosa che possa ricordare, anche lontanamente, la sagoma del loro più accanito persecutore!).

Si prosegue in un paesaggio aperto, occupato fino a pochi anni fa da colture agricole ed oggi ricco di una flora erbacea o semiarbustiva che, seppure non abbia particolare rilevanza botanica, crea un ambiente con una buona biodiversità: il prato naturale. Tale habitat viene mantenuto nel tempo con sfalci stagionali che, effettuati dopo i cicli biologici di insetti e uccelli ne bloccano il naturale dinamismo che evolve all'arbusteto.

La fisionomia dei prati cambia man mano che ci avviciniamo al mare, per influenza del vento salso e delle mareggiate, che possono invadere periodicamente i terreni prossimi alla riva, ed è lì che ora ci porta il sentiero.

Le piante dei prati salmastri prendono il nome di alofite (dal greco halos = sale). Anch'esse hanno il problema della disidratazione e della conservazione di riserve d'acqua nei tessuti: le loro foglie sono sempre carnose e spesso ridotte, come quelle dei rappresentanti delle comunità della duna.

Macchiatonda è ormai una delle poche zone del Lazio dove, al l'inizio dell'autunno, si possa assistere alla splendida fioritura del limonio comune (Limonium serotinum) e del settembrino (Aster tripolium). L'erosione marina e la mancanza di duna costiera costringono fortemente lo spazio ove piante pioniere dunali e specie prative iniziano a competere. Ove la mancanza di sabbia genera un gradone argilloso, i rari spruzzi di acqua marina, non permettono lo sviluppo delle piante alofite.

Il Mare

Nel pur breve tratto di spiaggia che ora percorrerete si possono raccogliere e osservare molte conchiglie diverse, insieme ad altri resti spiaggiati come "palle" di posidonia, alghe, uova di molluschi e scheletri di ricci di mare Macchiatonda è un cuneo di argilla che entra nel mare e si interpone, come area di sosta, sulle principali rotte migratorie, che gli uccelli utilizzano. La particolare disposizione e forma la rendono riconoscibile da varie popolazioni di migratori che da anni svernano regolarmente in assoluta tranquillità.

Sulla spiaggia si radunano spesso gruppi di gabbiani. Osservateli con attenzione, tra loro potrebbe esservi il gabbiano corso, uno degli uccelli più rari del mondo, esclusivamente legato alle risorse del mare e nidificante con piccole popolazioni in poche isole del Mediterraneo, un mare ancora ricco ma assai poco protetto.

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