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Laghi Lungo e Ripasottile
Riserva Naturale Regionale

Laghi Lungo e Ripasottile

Gruccione

La natura del Parco

L'area protetta comprende una zona umida di grande interesse, quanto poco conosciuta. I due laghi, Lungo e di Ripasottile (il più esteso dei due), sono quel che resta di un antico e amplissimo bacino alimentato dal vicino monte Terminillo.

 

Nel corso dell'anno variano i principali motivi d'attrazione: d'inverno sono i grandi assembramenti di anatre e folaghe, durante i passi uccelli inusuali ed eleganti come il falco pescatore, in primavera inoltrata ed estate le fioriture di ninfee e nannufari.

I caratteri geomorfologici del territorio della Riserva, come quelli dell'intera pianura reatina della quale essa è parte, sono dovuti all'esistenza, in tempi passati, di quel grande lago che gli studiosi designano col nome di Lacus Velinus. Questo lago paludoso, profondo pochi metri, si formò in epoca calcolabile all'inizio dell'Olocene, più o meno 20.000 anni orsono, si estese poi sull'intera pianura, all'incirca fino all'isoipsa 380, e regredì in epoca storica a causa di vicende che sono state considerate in precedenza lasciando specchi d'acqua costituiti dalla zona umida dei laghi Lungo e Ripasottile con le piccole "lame", nel settore Nord/Est della piana, e dal lago di Ventina al margine Nord occidentale. Si tratta di due aree di notevole significato naturalistico e storico, delle quali solo la prima ricadente nell'ambito della Riserva, i cui confini, anche alla luce di queste considerazioni paleogeografiche, dovranno certamente essere riconsiderati così da tutelare in maniera più coerente ed organica, l'intero area umida residuale dal lago quaternario. Clicca sull'immagine per ingrandirla Nel corso dei millenni il lago Velino e l'omonimo fiume depositarono strati di sedimenti, per uno spessore complessivo di qualche decina di metri. Il materiale era formato da alterAnanze di argille, limi e sabbie con livelli torbosi; questi depositi costituiscono il suolo della pianura reatina, geologicamente recente, nel quale è ancora possibile rinvenire, a ricordo dell'origine lacustre, le conchiglie dei molluschi che vivevano nelle antiche acque. Indagini condotte da vari ricercatori hanno peraltro messo in evidenza che la copertura fluviolacustre olocenica, poggia su depositi più antichi, costituiti da argilliti sabbiose e limi, con una variazione graduale verso l'alto in sabbie e conglomerati. Tale formazione sedimentaria, verosimilmente, è da interpretarsi come il colmamento della conca reatina ad opera di un lago preesistente al Lacus Velinus e riferibile al periodo pleistocenico (circa 1 milione di anni orsono) essa raggiunge il massimo spessore di qualche centinaio di metri, al di sotto del lago Lungo, ed affiora ai margini della piana formando i modesti rilievi che la delimitano ad est e ad nord-est: la Foresta e colle Trullo, poi colle Cavaliero e La Spera ubicati all'interno della Riserva. Al di sotto dei depositi lacustri del Pleistocene, a circa 500 metri dal piano di campagna, si trovano rocce calcaree e marnose, risalenti al Cenozoico e Mesozoico, all'incirca 70 milioni di anni orsono. Queste rocce costituiscono anche l'ossatura dei monti circostanti la pianura, in particolare dei monti reatini con il massiccio del Terminillo ad est e dei monti Sabini ad ovest. Il substrato calcareo affiora altresì nelle colline che si elevano al centro dell'area pianeggiante, colle S,Balduino (nel territorio della Riserva), colle S.PastAore, Montecchio, Terria. All'epoca in cui la pianura era ricoperta dalle acque del Lacus Velinus, dovevano configurarsi i rilievi come tanti isolotti emergenti dalle acque stagnanti.Sul bordo orientale della pianura reatina, dalle pendici del monte Rosato e del colle Mattutino, degradano due ampi ammassi di detriti calcarei, geologicamente definiti per la caratteristica conformazione, conoidi: il conoide di Poggio Bustone e il conoide di S.Liberato. Questi affondano la base nei sedimenti della copertura fluvio lacustre dando luogo in corrispondenza dell'intersezione tra le due formazioni ad un notevole sistema di risorgive.

La vegetazione ripariale nell'ambito della Riserva Naturale Parziale dei Laghi Lungo e Ripasottile assume straordinaria importanza estetica e valenza naturalistica. Questo tipo di vegetazione è particolarmente significativo in alcuni tratti del lago di Ripasottile e soprattutto lungo il fiume Velino pur su una fascia piuttosto stretta, costituita da alberi e arbusti. Tra l'altro in un' epoca caratterizzata da cementificazione spinta degli alvei dei fiumi sotto il pretesto, certamente opinabile, della regimazione idraulica dei corsi d'acqua, il Velino si propone come modello positivo, almeno per tratti del suo corso. La Vegetazione ripariale peraltro anche nell'ambito della Riserva è talvolta minacciata nella sua integrità da tagli brutali e deprecabili, comunque da vietare e sottoporre a regime autorizzatorio, perché, se assolutamente necessari, vengano almeno razionalizzati. Certo il fatto che le coltivazioni agrarie giungano quasi alle rive e alle sponde degli specchi e dei corsi d'acqua finisce inevitabilmente con il condizionare e limitare la vegetazione ripariale. Comunque lungo il fiume Velino la vegetazione ripariale assume una struttura chiusa, a galleria, con la chioma delle varie piante che si toccano intersecandosi e creando uno scenario di particolare suggestione per chi ad esempio decido di percorrere il fiume in canoa. Le specie presenti nelle formazioni ripariali sono in particolare: Salix alba (Salice bianco) dai lunghi rami sottili; Salix purpurea (Salice rosso) facilmente riconoscibile soprattutto dall'autunno inoltrato alla stagione vegetativa successiva per il colore vivace della corteccia dei giovani rami; Salix triandra (Salice da ceste) che ha una fama consolidata nelle vicende umane della storia contadina per l'utilizzo dei lunghi rami per manufatti (cesti di varia foggia e misura) un tempo protagonisti dell attività agreste dell'uomo e oggi oggetti di un artigianato sempre più riconosciuto ed apprezzato; Populus alba (Pioppo bianco) dalle grandi foglie argentee sulla pagina inferiore; Populus canescens (Pioppo canescente) assai simile al precedente. Più frequentemente si trova Popolus Canadensis (Pioppo del Canada) assai tipico in primavera per il colore rossastro delle giovani foglie e ottenuto da incroci tra la specie nostrana Popolus nigra (Pioppo nero) e Popolus deltoides del nord -America. Più raramente si trovano inoltre: Populus nigra (Pioppo nero), Alnus glutinosa (Ontano nero) e Ulmus minor (Olmo minore). Certamente l'Ontano nero è più frequente altrove nell'ambito della Provincia di Rieti, ad esempio lungo gli argini del fiume Salto; nella omonima valle caratterizza a tal punto il paesaggio vegetale da doversi parlare di vero e proprio alneto. A livello strato arbustivo sono presenti Sambucus nigra (Sambuco nero) caratterizzato dall'abbondante produzione di bacche di fine estate; Cornus sanguinea (Sanguinella) dai fitti rami sottili di colore rossastro; Rubus caesius (Rovo bluastro) con i lunghi fusti spinosi, avvolgenti ed impenetrabili; Prunus spinosa(Prugnolo selvatico) dalle abbondanti fioriture primaverili bianche e le piccole drupe violaceo prunose così importanti come riserva alimentare; Rhamnus frangula (Frangola) che seppure più rara contribuisce a rendere più vivo il panorama vegetale. Le specie erbacee sono molteplici e tuttavia alcune più di altre sono presenti e caratterizzanti. In particolare si possono citare: Eupatorium cannabisium, Saponaria officinalis un tempo utilizzata proprio come "sapone vegetale", Lythrum salicaria, Petasytes hibridus, dalle grandi foglie che un tempo i pescatori impiegavano per avvolgere il pesce, Equisetum telmateja che frequentemente forma ampie distese particolarmente suggestive, Humulus l upulus, il ben noto Luppolo i cui germogli da tempi remotissimi vengono raccolti per essere consumati secondo antiche ricette delle tradizioni contadine locali. Vista panoramica della parte meridionale del lago di Ripasottile. Quest'area, che presenta una vegetazione di ripa tra le meglio conservate, é sottoposta a tutela integrale.

Nei laghi vivono pesci quali la scardola, il luccio, la tinca, l'anguilla, la rovella e il cavedano. Risorgive e canali ospitano pure trota di torrente e spinarello.

 

Di tutto rilievo il popolamento ad anfibi, che comprende specie quali la raganella, la rana dalmatina, il tritone comune e quello crestato . Tra i rettili è segnalata come particolarmente comune la natrice dal collare. Volpi, Ricci, Tassi, Istrici e Cinghiali sono di più frequente osservazione tra i mammiferi censiti.

Ma è l'avifauna a offrire gli spettacoli più grandi. Le specie osservate sono oltre duecento, molte delle quali di notevole importanza conservazionistica come le colonie dove nidificano le nitticora con più di 70 coppie, gli Aironi cenerini con 140 nidi censiti nel 2015, l'unico nido di Falco di palude per il territorio della regione e le Sgarze ciuffetto con quattro nidi.

Nei mesi invernali, nel territorio della Riserva naturale, circa 60  Aironi bianchi maggiori provenieti dal nord, si aggiungono agli Aironi cenerini, frequentando il canneto e i campi coltivati, inoltre nei laghi si possono osservare: Morette, Mestoloni, Germani reali, Moriglioni, Svassi maggiori. Tuffetti, e le rare Morette tabaccate.

 

In particolare per lo svernamento degli uccelli, la riserva si pone tra le zone umide più importanti del Lazio dopo il Circeo, le aree protette di Bracciano-Martignano e Vico, il lago di Bolsena.

 

E' considerata sito di importanza nazionale per lo svernamento del tarabuso , dell'Airone cenerino con circa 600 esemplari e della moretta. Osservazioni regolari nei mesi più freddi riguardano anche le Gru con un passaggio dai 600 ai 1500 esemplari annui, il Falco di palude e l'Albanella reale.

Da segnalare, presso il lago di Ripasottile è attiva da tempo una Stazione di Inanellamento a scopo scientifico, nella quale da gennaio 2015 viene svolto il Progetto Nazionale "MonITRing" coordinato dall'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che prevede l'inanellamento con lo stesso protocollo operativo  in più di cento Stazioni aderenti.

Dal 2001 al 2015 vi sono stati catturati e inanellati più di 24.000 uccelli.